Arteriopatia Periferica negli Anziani: Un Viaggio Globale tra Sfide Crescenti e Nuove Speranze
Amici, parliamoci chiaro: l’invecchiamento della popolazione è una realtà con cui tutti dobbiamo fare i conti, e porta con sé una serie di sfide per la salute che non possiamo ignorare. Una di queste, spesso silenziosa ma incredibilmente impattante, è l’arteriopatia periferica degli arti inferiori (PAD). Immaginate le arterie delle vostre gambe come tubi che portano sangue vitale: se si restringono o si ostruiscono, i guai non tardano ad arrivare. Ebbene, questa condizione colpisce in modo particolare noi “diversamente giovani”, influenzando non solo quanto a lungo viviamo, ma soprattutto come viviamo.
Recentemente mi sono imbattuto in uno studio monumentale, il Global Burden of Disease Study 2021, che ha messo sotto la lente d’ingrandimento proprio questo problema, analizzando i dati di ben 204 paesi e territori dal 1990 al 2021. E quello che ne è emerso è un quadro affascinante, a tratti preoccupante, ma che ci offre anche spunti preziosi per il futuro. Vi porto con me in questo viaggio tra i numeri e le tendenze.
Uno Sguardo Globale: Luci e Ombre
A livello mondiale, la buona notizia è che, tra il 1990 e il 2021, abbiamo assistito a una diminuzione generale della prevalenza standardizzata per età (ASPR), della mortalità (ASMR) e degli anni di vita aggiustati per disabilità (DALYs) legati alla PAD negli over 60. Sembra un successo, vero? E in parte lo è. Pensate che la mortalità è scesa da circa 10 a poco più di 6 casi ogni 100.000 persone, e i DALYs (che misurano il peso complessivo della malattia, combinando anni di vita persi e anni vissuti con disabilità) sono anch’essi calati.
Tuttavia, come spesso accade quando si parla di salute globale, il diavolo si nasconde nei dettagli. Analizzando più a fondo, si scopre che questa tendenza positiva non è uniforme. Anzi, ci sono delle disparità geografiche e socioeconomiche che fanno riflettere. Lo studio utilizza un indicatore chiamato Indice Socio-Demografico (SDI), che classifica i paesi in base al loro livello di sviluppo. E qui casca l’asino.
Il Divario Socio-Economico: Una Medaglia a Due Facce
Ecco il punto che mi ha colpito di più:
- Nelle regioni ad alto SDI (i paesi più ricchi, per intenderci), la prevalenza della PAD è la più alta in assoluto (pensate a oltre 11.000 casi ogni 100.000 persone nel 2021!). Però, la tendenza è in calo. Questo potrebbe significare che, sebbene ci siano più diagnosi (forse grazie a sistemi sanitari più avanzati e maggiore consapevolezza), si sta lavorando bene sulla prevenzione e gestione.
- Al contrario, nelle regioni a basso SDI (i paesi più poveri), la prevalenza è la più bassa (circa 4.800 casi ogni 100.000). Ma – e questo è un vero e proprio campanello d’allarme – la tendenza è in aumento! Questo suggerisce che il peso della PAD si sta spostando verso le aree con meno risorse, dove probabilmente la diagnosi è più difficile e l’accesso alle cure più limitato.
Questa divergenza è cruciale. Mentre i paesi più sviluppati sembrano aver intrapreso una strada di miglioramento, quelli meno fortunati stanno affrontando una sfida crescente. E non è finita qui. Anche all’interno delle regioni, le cose cambiano. Ad esempio, mentre la maggior parte delle aree geografiche ha visto una diminuzione della prevalenza, regioni come il Nord Africa e il Medio Oriente hanno mostrato un aumento significativo, con un tasso di crescita annuo medio (AAPC) dello 0,57%. Un dato che non può essere ignorato.

Questione di Genere e di Età: Non Siamo Tutti Uguali
Lo studio ha anche analizzato le differenze tra uomini e donne. Globalmente, la prevalenza è diminuita per entrambi i sessi nel periodo considerato. Tuttavia, negli ultimi anni si è osservata una tendenza divergente: dal 2015, negli uomini c’è stata una leggera ripresa della prevalenza, mentre nelle donne il calo è rallentato significativamente dal 2014. È come se stessimo perdendo un po’ del terreno guadagnato, soprattutto per la popolazione maschile.
E l’età? Beh, la PAD è una malattia che “ama” l’età avanzata. Non sorprende quindi che la fascia 70-74 anni sia particolarmente interessante. Qui, la prevalenza è diminuita fino al 2015, per poi mostrare un’inversione di tendenza con un aumento negli anni successivi. Anche tra i “grandissimi vecchi” (over 95), dopo un forte calo iniziale, la situazione si è stabilizzata. Questo ci dice che l’attenzione deve rimanere alta per tutte le fasce di anziani.
I Fattori di Rischio: Chi Sono i Veri Nemici?
Capire cosa causa o peggiora la PAD è fondamentale per combatterla. Lo studio ha identificato alcuni “colpevoli” principali:
- Il fumo: storicamente un grande nemico, il suo contributo al peso della PAD è diminuito, passando dal 27,3% nel 1990 al 21,2% nel 2021 a livello globale. Una buona notizia, frutto di anni di campagne di sensibilizzazione.
- L’iperglicemia a digiuno (cioè il diabete o una condizione pre-diabetica): attenzione, perché questo è emerso come il principale fattore di rischio! Il suo contributo ai DALYs globali è schizzato dal 22,3% nel 1990 al 38,4% nel 2021. Un aumento impressionante che ci deve far riflettere sulle nostre abitudini alimentari e stili di vita.
- L’ipertensione arteriosa: contribuisce per circa il 13,2% dei DALYs, in leggero calo.
- La disfunzione renale: un altro fattore importante, con un contributo stabile intorno al 29-30%.
Interessante notare come anche qui l’SDI giochi un ruolo. Nelle regioni ad alto SDI, si è visto un calo notevole del peso del fumo, ma un aumento ancora più marcato di quello legato all’iperglicemia. Nelle regioni a basso SDI, l’iperglicemia e la disfunzione renale rimangono sfide persistenti.
Cosa Sta Guidando Questi Cambiamenti?
I ricercatori hanno fatto un’analisi di “scomposizione” per capire cosa c’è dietro l’aumento del peso della PAD. E i risultati sono illuminanti. A livello globale, la crescita della popolazione è il motore principale dell’aumento del carico di malattia, seguita dall’invecchiamento della popolazione stessa. I cambiamenti epidemiologici (cioè come la malattia si manifesta e si diffonde) hanno avuto effetti contrastanti: negativi (cioè di miglioramento) nelle regioni ad alto e medio-alto SDI, ma positivi (cioè di peggioramento) nelle regioni a basso e medio-basso SDI. Questo rafforza l’idea di una crescente iniquità sanitaria.

Prendiamo ad esempio le regioni a basso-medio SDI: qui, la crescita demografica e l’invecchiamento hanno contribuito per un incredibile 201,12% all’aumento dei decessi, suggerendo che i sistemi sanitari non si stanno adattando abbastanza velocemente a queste dinamiche.
Riflessioni e Prospettive Future: Cosa Possiamo Fare?
Questo studio, a mio avviso, è un vero tesoro di informazioni. Ci dice che, sebbene a livello globale si siano fatti progressi, la battaglia contro la PAD negli anziani è lungi dall’essere vinta. Le disparità socioeconomiche e geografiche sono profonde e richiedono un’attenzione urgente. Non possiamo permetterci un mondo in cui la salute delle gambe (e quindi la qualità della vita e la sopravvivenza) dipenda così tanto da dove si nasce o si vive.
L’aumento del ruolo dell’iperglicemia a digiuno come principale fattore di rischio è un segnale forte: la prevenzione e la gestione del diabete e delle condizioni metaboliche correlate devono diventare una priorità assoluta, specialmente nelle popolazioni anziane. E questo vale per tutti, dai paesi ricchi a quelli poveri.
Lo studio sottolinea come l’invecchiamento della popolazione e la sua crescita siano i principali motori dell’aumento del carico di PAD. Questo è particolarmente vero nelle regioni a basso SDI, dove i sistemi sanitari sono spesso meno preparati ad affrontare l’impatto delle malattie croniche legate all’età. È come se queste nazioni si trovassero ad affrontare una “doppia fatica”: gestire le sfide di popolazioni in crescita e che invecchiano, con risorse limitate per la prevenzione e la cura.
Pensate che, secondo le proiezioni dell’ONU, entro il 2050 una persona su sei nel mondo avrà più di 65 anni. Questo, unito alle attuali sfide economiche globali come l’inflazione, che mette a dura prova i budget sanitari, rende la situazione ancora più complessa.
Le regioni del Nord Africa e del Medio Oriente, ad esempio, stanno vivendo una rapida transizione epidemiologica, con un aumento della prevalenza di fattori di rischio metabolici come diabete e obesità, spesso legati all’urbanizzazione e all’adozione di diete “occidentali”. Aggiungiamoci l’alta prevalenza del fumo (inclusa la tradizionale pipa ad acqua) e le sfide strutturali dei sistemi sanitari, e il quadro dell’aumento della PAD in queste aree diventa più chiaro.
Al contrario, il successo di regioni come l’Asia Pacifico ad alto reddito e l’Australasia, che hanno ottenuto le maggiori riduzioni nella prevalenza della PAD, dimostra che infrastrutture sanitarie robuste e strategie preventive sistematiche possono fare la differenza, anche in società “super-invecchiate”.
A livello nazionale, esempi come il Giappone, con il suo sistema sanitario universale e programmi di screening, mostrano la via. Al contrario, paesi come il Libano, colpiti da instabilità economica, hanno visto un aumento della prevalenza. Queste differenze sottolineano quanto le politiche sanitarie, la resilienza dei sistemi e le risorse economiche contino.
Certo, lo studio ha delle limitazioni, come la dipendenza da modelli statistici per alcune regioni con dati grezzi scarsi o le possibili sottodiagnosi in aree con risorse limitate. Tuttavia, il messaggio è forte e chiaro.

È fondamentale che questi risultati vengano integrati nelle strategie sanitarie globali e nei quadri di sviluppo sostenibile. C’è bisogno di una collaborazione internazionale per implementare interventi mirati nei contesti con risorse limitate, concentrandosi sul rafforzamento delle misure preventive e sul miglioramento dell’accessibilità all’assistenza sanitaria per gli anziani. E, naturalmente, affrontare i fattori di rischio modificabili attraverso strategie di gestione complete sarà cruciale per ridurre il crescente fardello della PAD.
Insomma, la strada è ancora lunga, ma avere una mappa così dettagliata delle sfide e delle tendenze è il primo, indispensabile passo per affrontarla con più consapevolezza e, speriamo, con maggiore successo. La salute delle nostre gambe, e quindi la nostra capacità di muoverci, di essere indipendenti e di goderci la vita, merita tutta la nostra attenzione.
Fonte: Springer
