Immagine satellitare della Terra che mostra le concentrazioni di inquinamento atmosferico come nuvole colorate sopra le aree urbane densamente popolate, stile astro fotografia, obiettivo grandangolare 10mm, alta definizione, colori intensi per evidenziare le zone inquinate e quelle più pulite.

Aria Tossica e CO2 alle Stelle: Viaggio Shock in 13.000 Città del Mondo!

Amici, preparatevi perché oggi vi porto con me in un’indagine che definire “globale” è dire poco! Parleremo di un tema che ci tocca tutti da vicino, letteralmente ogni volta che facciamo un respiro: l’inquinamento atmosferico e le emissioni di CO2. E dove si concentra il problema, se non nelle nostre amate/odiate città? Proprio così, le aree urbane sono il cuore pulsante della nostra civiltà, ma anche, ahimè, dei veri e propri “hotspot” per quanto riguarda l’aria che respiriamo e i gas serra che alterano il clima.

Un Check-up Planetario Senza Precedenti

Immaginate di avere una lente d’ingrandimento potentissima, capace di scrutare l’aria di ben 13.189 aree urbane sparse in ogni angolo del pianeta. Beh, è un po’ quello che è successo grazie a un team di scienziati che ha sfruttato enormi moli di dati geospaziali. Hanno messo sotto la lente tre “sorvegliati speciali” dell’inquinamento atmosferico: il famigerato particolato fine (PM2.5), quel nemico invisibile che si insinua nei nostri polmoni; il biossido di azoto (NO2), figlio prediletto del traffico e delle industrie; e l’ozono (O3), che quando è troposferico (cioè vicino a noi) non è affatto un amico. E non finisce qui, perché hanno anche tracciato le emissioni di diossido di carbonio da combustibili fossili (FFCO2) pro capite. Il periodo analizzato? Dal 2005 al 2019, un arco di tempo sufficiente per capire come stanno andando le cose.

Cosa Abbiamo Scoperto? Luci e (Molte) Ombre

Allora, tenetevi forte. A livello globale, c’è stato un aumento significativo dell’ozono (+6%). Per il resto, i cambiamenti sono stati meno marcati, quasi “non significativi” dicono gli esperti: il PM2.5 è rimasto stabile (+0%), il NO2 è leggermente calato (-1%) e le emissioni di CO2 pro capite sono aumentate un pochino (+4%). Ma non fatevi ingannare da queste medie globali, perché la situazione è incredibilmente varia. Pensate che nel 2019, la concentrazione media di PM2.5 nelle aree urbane era di 37.7 μg/m³, ben 7.5 volte superiore alla soglia raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) di 5 μg/m³! Anche per l’NO2, la media urbana (7.1 ppb) superava del 34% le linee guida dell’OMS, e l’ozono non era da meno, con valori medi del 67% più alti. Insomma, c’è poco da stare allegri.

Un Mondo a Due Velocità: Chi Migliora e Chi Peggiora

Qui la faccenda si fa interessante, e anche un po’ preoccupante. Abbiamo scoperto che più del 50% delle aree urbane mostrava correlazioni positive tra tutti gli inquinanti. Questo significa che, spesso, quando uno peggiora, anche gli altri lo seguono. Ma la vera divisione si vede guardando le diverse regioni del mondo.

  • I paesi ad alto reddito, quelli che hanno messo in campo politiche di mitigazione serie, hanno visto una diminuzione di tutti gli inquinanti. Bravi loro! Questo dimostra che agire si può, e porta risultati.
  • Al contrario, le regioni con una rapida crescita economica hanno registrato un aumento generale. È il prezzo del progresso? Forse, ma è un prezzo che la nostra salute e il pianeta non possono continuare a pagare.

L’Asia meridionale, ad esempio, con l’India in testa, è emersa come un’area critica per i livelli elevatissimi di PM2.5 e ozono. Città in Nigeria, Arabia Saudita e Cina hanno mostrato picchi di PM2.5. Per l’NO2, le concentrazioni più alte si sono viste in Cina e nei paesi ad alto reddito (anche se in questi ultimi, come detto, sono in calo). E per le emissioni di CO2 pro capite? Un quadro eterogeneo, con la maggior parte delle città “super-emettitrici” in Cina, India e Iran.

Fotografia macro di particelle di PM2.5 sospese nell'aria, illuminate da un raggio di luce, obiettivo macro 100mm, alta definizione, illuminazione controllata per evidenziare la polvere.

Le Tendenze Temporali: Un Altalena di Valori

Se guardiamo l’evoluzione dal 2005 al 2019, il PM2.5 globale ha avuto un picco nel 2011 per poi ridiscendere, ma in Asia meridionale è continuato a salire inesorabilmente. L’NO2 globale è rimasto più o meno stabile, ma è calato significativamente nei paesi ricchi e in Europa Centrale/Orientale. L’ozono, come già detto, è aumentato globalmente, con incrementi notevoli in Asia meridionale e Africa subsahariana. Le emissioni di CO2 pro capite globali non hanno subito scossoni enormi, ma ancora una volta sono i paesi ricchi a mostrare una diminuzione costante, mentre l’Asia sudorientale, orientale e l’Oceania hanno visto un aumento continuo, superando la mediana globale nel 2010.

Correlazioni Pericolose (e Qualche Speranza)

Un aspetto affascinante di questo studio è l’analisi delle correlazioni tra i trend dei diversi inquinanti. Sapete, spesso questi “cattivi” vengono emessi insieme, principalmente dalla combustione di combustibili fossili e biomasse. Quindi, se aumentano o diminuiscono insieme, può darci indizi importanti. Per esempio, se la CO2 sale ma l’NO2 scende, potrebbe significare che stiamo usando filtri più efficaci per l’NO2, ma continuiamo a bruciare combustibili fossili come se non ci fosse un domani. Se entrambi scendono, evviva! Forse stiamo passando alle rinnovabili o siamo diventati più efficienti.
Globalmente, per tutte le possibili coppie di inquinanti, più del 50% delle città ha mostrato correlazioni positive. Questo è particolarmente vero per PM2.5 e ozono. E nelle città più grandi (oltre 50.000 abitanti) queste correlazioni positive significative erano ancora più frequenti. Questo, in un certo senso, è una buona notizia: suggerisce che agendo sulle fonti comuni, potremmo ottenere benefici multipli, riducendo contemporaneamente diversi tipi di inquinamento e le emissioni di CO2. Certo, non è sempre così semplice, specialmente in regioni come l’America Latina e i Caraibi o il Nord Africa e il Medio Oriente, dove le correlazioni negative erano altrettanto, se non più, presenti.

Definire una “Città”: Non è Solo una Questione di Confini

Un dettaglio tecnico ma super importante: come si definisce un’area urbana? Gli scienziati hanno confrontato due definizioni: una basata sulle aree edificate (GHS-SMOD) e una basata sui confini amministrativi usati dal network C40 Cities. Ebbene, per PM2.5 e ozono, le stime erano molto simili. Per l’NO2 e le emissioni di CO2 pro capite, invece, le differenze erano più marcate, sebbene ancora con un buon accordo. Questo ci dice che, specialmente per inquinanti molto localizzati come l’NO2 o per le emissioni di CO2 che dipendono dalla distribuzione specifica delle fonti, il modo in cui “disegniamo” i confini di una città può influenzare i risultati. Pensateci: una definizione che include vaste aree suburbane con grandi impianti industriali darà risultati diversi da una che si concentra solo sul centro storico.

Perché Queste Differenze Regionali?

Le traiettorie così diverse tra le regioni del mondo non sono casuali. Nei paesi ad alto reddito, anni di politiche ambientali mirate, investimenti in tecnologie pulite e una transizione energetica (seppur lenta) stanno dando i loro frutti. Pensiamo agli Stati Uniti con il Clean Air Act o alle iniziative europee.
Dall’altra parte, in regioni come l’Asia meridionale e l’Africa subsahariana, la crescita economica e demografica rapidissima ha spesso portato a un aumento vertiginoso dell’uso di combustibili fossili nei trasporti, nell’industria e nella produzione di energia. Le politiche di controllo delle emissioni, se presenti, faticano a tenere il passo con questa espansione. A volte, come suggeriscono alcuni studi, mancano anche la consapevolezza pubblica, un monitoraggio adeguato e il supporto politico. Ma non tutto è perduto! Esistono strategie per “disaccoppiare” la crescita economica dall’aumento dell’inquinamento: efficienza energetica, trasporti pubblici, gestione dei rifiuti, cucine più pulite.

Skyline di una città moderna con turbine eoliche e pannelli solari visibili, simbolo di energia pulita, obiettivo grandangolare 24mm, colori vividi, al tramonto per un effetto suggestivo.

Limiti dello Studio e Prospettive Future

Come ogni ricerca scientifica che si rispetti, anche questa ha i suoi limiti. I dati, per quanto avanzati, possono contenere errori, specialmente in regioni del mondo con poche stazioni di monitoraggio a terra (il cosiddetto “Global South”). La risoluzione spaziale dei modelli per l’ozono e la CO2 è più grossolana rispetto a quella per PM2.5 e NO2, e questo potrebbe “appiattire” i picchi di inquinamento. Anche la definizione dei confini urbani, fissata al 2015, potrebbe non cogliere appieno l’espansione di alcune megalopoli.
Nonostante ciò, questo studio è una miniera d’oro di informazioni. È uno dei primi a confrontare sistematicamente i trend globali di questi quattro “attori” chiave dell’inquinamento e del cambiamento climatico nelle aree urbane. Ci mostra dove stiamo andando bene e dove, invece, c’è un’urgenza assoluta di intervenire.

Un Messaggio Forte e Chiaro

Quello che emerge con prepotenza è che le nostre città sono al centro della sfida ambientale. Le azioni intraprese hanno un impatto, come dimostrano i paesi più virtuosi. Ma serve uno sforzo collettivo e strategie mirate, regione per regione, perché non esiste una soluzione unica per tutti. Comprendere le correlazioni tra i diversi inquinanti ci offre una leva potentissima: agendo in modo intelligente, possiamo ottenere benefici sia per la qualità dell’aria che per il clima. E questo, amici miei, è un obiettivo per cui vale la pena lottare, respiro dopo respiro.

Fonte: Springer

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