Studenti universitari polacchi che collaborano entusiasticamente a un progetto di apprendimento digitale partecipativo sui loro laptop, in un ambiente di studio luminoso e moderno. Fotografia di gruppo, obiettivo 35mm, colori vivaci, espressioni di coinvolgimento, profondità di campo media per includere dettagli dell'ambiente.

Apprendimento Digitale Partecipativo: La Mia Avventura Polacca (e Cosa Ho Imparato!)

Ciao a tutti! Oggi voglio raccontarvi una storia affascinante che arriva direttamente dalla Polonia e che, credetemi, potrebbe cambiare il modo in cui pensiamo all’apprendimento online. Parliamo di approcci partecipativi nell’era digitale, un tema che mi sta particolarmente a cuore, soprattutto dopo aver letto una ricerca illuminante dell’Università di Lodz. Immaginatevi catapultati nel pieno del lockdown da COVID-19: le università chiudono i battenti fisici e si reinventano online. È in questo scenario che nasce un corso innovativo, completamente digitale, chiamato “Approcci Partecipativi – Ricerca e Pratica”. E indovinate un po’? Hanno deciso di studiare l’esperienza degli studenti stessi!

Un Salto nel Buio (Digitale) Chiamato Pandemia

Ricordate quei giorni? Un vero e proprio terremoto per il sistema educativo globale. Secondo l’UNESCO, circa 1,5 miliardi di studenti e 100 milioni di insegnanti in oltre 190 paesi si sono trovati a navigare in acque sconosciute. Le università, in particolare, hanno dovuto fare i salti mortali: il 67% è passato all’insegnamento online, un quarto ha sospeso le lezioni cercando soluzioni, e un triste 7% ha dovuto cancellare tutto. Un test di resilienza mica da ridere!
Il passaggio al digitale non è stato una passeggiata, né per i docenti né per gli studenti. Molti professori, diciamocelo, non avevano la minima idea di come trasformare le loro lezioni tradizionali in qualcosa di efficace online. Mancavano esperienza, competenze, risorse. Alcuni addirittura pensavano fosse una perdita di tempo, giusto un modo per “tenere impegnati” gli studenti. Ma la pandemia ci ha sbattuto in faccia una verità: il futuro dell’educazione è intrinsecamente legato al digitale. Dobbiamo imparare a progettare e insegnare anche negli spazi virtuali.
È proprio da questa consapevolezza che i ricercatori polacchi hanno tratto ispirazione per il loro corso e lo studio annesso. L’obiettivo? Capire il potenziale degli approcci partecipativi nell’apprendimento digitale, basandosi sulle esperienze dirette degli studenti. E ragazzi, le scoperte sono state sorprendenti!

Ma Cos’è Questo “Approccio Partecipativo”?

Prima di addentrarci nei risultati, facciamo un piccolo passo indietro. L’approccio partecipativo (PA) mette lo studente al centro, dandogli la stessa voce del docente. Pensatelo come una democratizzazione dell’educazione. L’idea è dare spazio a chi, di solito, ha una posizione meno privilegiata nella relazione educativa – in questo caso, gli studenti. Tutti partecipano attivamente a definire bisogni, desideri e obiettivi formativi. Il docente non crea il programma *per* gli studenti, ma *con* gli studenti. L’obiettivo finale? Migliorare la propria vita e quella degli altri, promuovendo giustizia ed uguaglianza. Bello, vero?
Alcuni lo definiscono un apprendimento reciproco attraverso una partnership equa. Altri, più radicalmente, parlano di una democratizzazione delle relazioni in cui il potere è distribuito equamente. Niente più controllo di uno sull’altro. Nel contesto educativo, significa che docenti e studenti condividono potere, responsabilità e diritti. Certo, creare queste partnership richiede una pianificazione attenta, ma offre agli studenti la possibilità di esprimersi e al personale di sviluppare competenze professionali. È il famoso motto: “Niente su di noi senza di noi”.
L’approccio partecipativo è visto come una strategia efficace per aumentare il coinvolgimento e il senso di responsabilità di tutti. E il coinvolgimento, si sa, è legato a risultati di studio desiderabili e a una maggiore soddisfazione. Quindi, applicare la PA all’apprendimento digitale sembrava una mossa geniale per contrastare il rischio di abbandono e mantenere alta la qualità dell’istruzione.

Ritratto di gruppo di studenti universitari polacchi, età 20-25 anni, che partecipano attivamente a una lezione online tramite laptop in un ambiente domestico accogliente durante il lockdown. Obiettivo prime 35mm, luce naturale soffusa dalla finestra, profondità di campo che sfoca leggermente lo sfondo, espressioni concentrate ma positive. Stile documentaristico.

Il Corso Polacco: Un Laboratorio di Democrazia Digitale

Il corso “Approcci Partecipativi – Ricerca e Pratica” è partito nell’autunno 2020/2021, sei mesi dopo l’inizio del lockdown in Polonia. Fin da subito, è stato pensato come completamente digitale. Per rispondere ai bisogni degli studenti – interazione con i pari, integrazione sociale, inclusione, tutte cose rese difficilissime dal distanziamento – si è optato per una formula totalmente partecipativa. L’idea era creare un ambiente educativo digitale in cui tutti si sentissero parte importante, contrastando problemi come l’esclusione sociale e la limitata integrazione tipici dell’online.
Il corso era facoltativo, per studenti del secondo anno di pedagogia. Prevedeva lezioni teoriche (30 ore) ed esercitazioni pratiche (30 ore). Durante le lezioni, si discutevano i fondamenti teorici della PA e si presentavano esempi di ricerche. Ma la parte più interessante avveniva nelle esercitazioni, dove la PA veniva messa in pratica.
Il percorso si divideva in tre fasi:

  • Fase di ricerca iniziale: Interviste di gruppo con gli studenti prima dell’inizio del corso per esplorare i loro interessi e co-progettare i contenuti.
  • Lavoro collaborativo: Gli studenti, divisi in gruppi (circa 10-12 gruppi da 3-7 persone l’uno), lavoravano su un tema di loro interesse emerso nella prima fase. I docenti si univano ai gruppi per discutere, dare consulenza, o persino partecipare attivamente alla preparazione di una lezione. Il ruolo del docente variava in base alle necessità degli studenti.
  • Presentazione e valutazione: Ogni gruppo presentava il risultato del proprio lavoro (una lezione) agli altri gruppi. La valutazione finale era una media dei voti dati sia dal docente sia dagli altri gruppi di studenti, con lo stesso peso per tutti!

In sintesi, la PA si manifestava nella co-creazione dei contenuti, nella collaborazione docente-studenti e nella condivisione del potere (soprattutto nella valutazione).

Cosa Hanno Scoperto? Le Voci degli Studenti

Lo studio qualitativo ha utilizzato interviste di gruppo semi-strutturate con 140 studenti (su 146 iscritti totali nei due anni accademici 2020/2021 e 2021/2022) per capire le loro esperienze, sfide, difficoltà e limiti nell’usare la PA nell’apprendimento digitale. L’analisi ha fatto emergere tre categorie principali, che ora vi svelo.

L’Ambiente di Apprendimento Digitale Partecipativo (PDLE): Un Nuovo Mondo da Esplorare

Questa categoria descrive l’impatto del processo di creazione di un’educazione che usa la PA nel digitale. Pensatelo come un ambiente co-prodotto da tutti i partecipanti.

  • Design della classe digitale: La sfida più grande per gli studenti è stata la trasformazione dei ruoli e dello status, e l’avere l’autorità di prendere decisioni. Erano cauti nell’usare i “privilegi”, come finire prima o saltare una lezione, per paura di ripercussioni. Difficile anche cambiare la mentalità sul docente come unico esperto e valutatore. Alcuni (45%) hanno riprodotto metodi di presentazione familiari (PowerPoint), altri (55%) hanno sperimentato, ma sempre dopo aver consultato il docente per “assicurazione”. Molti hanno ammesso che, potendo tornare indietro, agirebbero diversamente fin dall’inizio, essendo stata la loro prima esperienza simile. Interessante: la maggior parte teneva le telecamere spente, dicendo che era “più facile comunicare così” o per limiti tecnologici.
  • Interazioni con i docenti: Il “role blurring”, la sfocatura dei ruoli tradizionali, è stato percepito come importante ma problematico. Inizialmente “scomodo”, “confusionario”, con un’incredulità di fondo. C’era bisogno di tempo per fidarsi del cambiamento. Nonostante l’opportunità, solo un gruppo ha invitato attivamente il docente a collaborare alla preparazione della lezione; gli altri lo hanno relegato al ruolo di “consulente”. Le ragioni? Timidezza, paura di interrompere la comunicazione tra studenti, o il timore che il docente prendesse il sopravvento. Un vantaggio del digitale? Maggiore accessibilità al docente e più audacia nel consultarlo, grazie alla chat di TEAMS, percepita come meno formale dell’email.
  • Interazioni tra studenti: Qui le cose sono migliorate significativamente! La cooperazione tra studenti è stata un elemento chiave, potenziata dal senso di responsabilità per i risultati e dalla valutazione reciproca. Gli strumenti tecnologici hanno facilitato la comunicazione e l’organizzazione. Curiosamente, prima della pandemia, non usavano piattaforme come Teams per i lavori di gruppo.
  • Analisi del livello di partecipazione: Sono emersi diversi profili:
    • Partecipazione piena (50%): Divisi in “leader” (13%, guidavano il gruppo) e “coinvolti” (87%, attivi e responsabili). Tenevano le telecamere accese quando richiesto.
    • Partecipazione limitata (30%): Impegnati ma con telecamere spente (per motivi come disordine in casa, altri familiari presenti, mancanza di trucco). Spesso con impegni extra (lavoro, altri studi).
    • Non-partecipazione (20%): Divisi in “assenti” (13%, loggati ma non reattivi, spesso con problemi tecnici dichiarati) e “disinformati” (7%, presenti ma confusi, poco al corrente del lavoro del gruppo).

    I gruppi con partecipanti “pieni” hanno avuto risultati e soddisfazione eccellenti. Quelli con partecipazione “limitata” hanno segnalato qualche disagio ma trovato soluzioni. La categoria “non-partecipazione” è stata valutata più debolmente.

Immagine macro di una tastiera di laptop con alcune dita che digitano, mentre sullo schermo sfocato si intravede un'interfaccia di videoconferenza. Obiettivo macro 80mm, illuminazione controllata per evidenziare i dettagli della tastiera e delle dita, messa a fuoco precisa sui tasti, leggera vignettatura per concentrare l'attenzione.

Confini Sfumati: Quando il Privato Incontra il Pubblico (e l’Apprendimento)

Questa categoria esplora come la PA nel digitale abbia ridefinito lo spazio privato e il ruolo dei partecipanti. Ricordiamoci che in Polonia l’educazione è prevalentemente tradizionale e gli studenti non avevano esperienze pregresse di apprendimento digitale.

  • Sfumare il confine tra spazio privato e pubblico: Per molti studenti è stato difficile abituarsi a studiare da casa. Solo il 15% lo ha trovato comodo. La maggioranza lo ha percepito come problematico (“La cosa peggiore era dover parlare nella discussione quando c’erano altre persone in casa”). Il mondo virtuale, prima associato al tempo libero e agli amici, è diventato il luogo dell’obbligo educativo, con l’intrusione del docente nel privato. Questo potrebbe spiegare la ritrosia ad accendere le telecamere.
  • Sfumare lo status della conoscenza del docente: L’idea che il docente non sapesse tutto e potesse imparare insieme agli studenti è stata spiazzante. Uno studente ha raccontato: “L’esperienza più strana è stata quando le ho chiesto qualcosa e lei mi ha risposto: ‘Non lo so, tu cosa ne pensi?'”. In alcuni casi, gli studenti avevano più conoscenze specifiche del docente! Questo ha creato confusione più che una transizione fluida verso nuovi ruoli. La condivisione del lavoro con i docenti è rimasta problematica; gli studenti preferivano mostrare lavori finiti piuttosto che processi in corso.

Disuguaglianza Digitale: Non Solo una Questione di “Avere” o “Non Avere”

Questa categoria riguarda le esperienze e le conoscenze degli studenti legate all’alfabetizzazione tecnologica.
È emersa la tipica divisione binaria: circa il 20% usava telefoni per seguire e il 10% riportava problemi di connessione internet veloce. Il 15% menzionava il disagio di condividere la stanza. Tuttavia, gli studenti sono riusciti a compensare distribuendo i ruoli in base alle capacità.
L’aspetto più notevole della disuguaglianza digitale è stato quello educativo: la maggior parte degli studenti ha sottolineato la propria mancanza di educazione tecnologica. Hanno ammesso che la scelta di pedagogia era legata a competenze che, secondo loro, contrastavano con le loro abilità informatiche. “Se non fosse stato per questi nostri limiti, avremmo potuto preparare meglio le nostre lezioni”, hanno dichiarato. Questo è un punto cruciale: la disuguaglianza digitale non è solo avere o non avere dispositivi, ma è legata alle esperienze educative e alle convinzioni su per chi sia rilevante la conoscenza tecnologica.

Cosa Abbiamo Imparato da Questa Avventura Polacca?

L’analisi dei dati ha mostrato un alto livello di soddisfazione degli studenti per il corso, correlato al loro coinvolgimento. Sebbene non tutti fossero ugualmente partecipi (circa il 20% disimpegnato), il 50% era pienamente coinvolto e il 30% limitatamente. Questo suggerisce che la PA nel digitale può davvero aumentare la partecipazione.
In termini di efficacia, gli studenti hanno sviluppato un maggior senso di agency, responsabilità condivisa e capacità di collaborazione. Hanno apprezzato la possibilità di influenzare il corso e di approfondire aree di loro genuino interesse. Molti hanno dichiarato una forte identificazione con il gruppo di lavoro, riducendo il senso di solitudine tipico dell’online. La comunicazione docente-studente è migliorata grazie alla varietà di canali (chat, video, email), con la chat percepita come meno formale e più accessibile.
Tuttavia, la piena condivisione del potere, obiettivo della PA, non è stata raggiunta completamente. Un semestre non è bastato per scardinare la percezione tradizionale del ruolo del docente. Questo ci dice che trasformare le relazioni e i ruoli è un processo a lungo termine, influenzato dalle percezioni sociali della scuola e degli insegnanti.
La ricerca ha anche confermato le disuguaglianze digitali, ma le ha descritte più come guidate da esperienze educative e convinzioni personali che dal semplice possesso di tecnologia. Questo è fondamentale per ripensare i curricula e l’idea diffusa su “per chi è l’IT”.

Foto grandangolare di un'aula universitaria moderna ma vuota, con laptop aperti sui banchi che mostrano diverse schermate di videoconferenza, simboleggiando l'apprendimento ibrido e le sfide della partecipazione. Obiettivo grandangolare 18mm, luce ambientale mista (neon e luce diurna), messa a fuoco nitida su tutta la scena, per trasmettere un senso di spazio e tecnologia.

Qualche Dritta per il Futuro

Cosa possiamo portarci a casa da questa esperienza?

  • Introdurre la PA gradualmente: Tenere conto delle esperienze pregresse degli studenti e adattare il livello di partecipazione per far sentire tutti a proprio agio. Magari discutere con loro come rendere il corso più partecipativo passo dopo passo.
  • Attenzione alle competenze tecnologiche: Conoscere il livello del gruppo è importante per progettare un corso inclusivo. Un basso livello non è un ostacolo, anzi, può stimolare la collaborazione per trovare soluzioni.
  • Garantire comfort e dialogo: Parlare apertamente delle limitazioni degli studenti durante le attività digitali. È impossibile stabilirle tutte all’inizio, quindi è bene essere attenti e creare spazio per discuterne durante tutto il processo.

Questa ricerca polacca ci offre spunti preziosissimi. Ci ricorda che l’apprendimento digitale può essere molto più di una semplice trasposizione di lezioni frontali online. Può essere uno spazio di democrazia, collaborazione e crescita autentica. Certo, le sfide ci sono, ma con la giusta attenzione e un approccio flessibile, possiamo davvero trasformare l’educazione.
E voi, che esperienze avete avuto con l’apprendimento digitale partecipativo? Sono curiosissimo di leggere i vostri commenti!

Fonte: Springer

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