App per la Mente: Chi le Usa Davvero e Perché? Scoprilo con Me!
Ehi gente! Avete mai pensato a quante app scarichiamo sui nostri smartphone? Ormai c’è un’app per tutto, e quelle dedicate alla salute digitale stanno letteralmente spopolando. Tra queste, le mie preferite, e forse anche le vostre, sono quelle per la mindfulness e il brain training. Ma la vera domanda è: chi le usa davvero con costanza e, soprattutto, perché alcuni di noi si appassionano e altri le abbandonano dopo due giorni? Beh, ho messo il naso in uno studio recente che ha cercato di capirci qualcosa di più, e i risultati sono super interessanti!
La Ricerca: Un Tuffo nel Mondo delle App per il Benessere
Immaginatevi un sondaggio online, lanciato tra luglio 2023 e febbraio 2024, che ha coinvolto 410 persone belle sane, tra i 18 e i 55 anni. L’obiettivo? Capire quali fattori del nostro stile di vita ci spingono (o ci frenano) dall’usare queste app. I ricercatori hanno usato dei modelli statistici fighissimi per vedere se c’erano legami tra l’attività fisica, le abitudini per la salute mentale (tipo tenere un diario), l’uso dei social media e, ovviamente, l’utilizzo delle app di mindfulness e brain training.
Mindfulness App: Chi Sono gli “Aficionados”?
Allora, tenetevi forte: sembra che chi si dedica regolarmente all’esercizio fisico (bravi!) e ad attività per la salute mentale come il journaling (ancora più bravi!) sia molto più propenso a scaricare e usare app di mindfulness. È come se chi ha già un occhio di riguardo per il proprio benessere generale fosse naturalmente attratto da questi strumenti digitali. Un po’ come dire: “Ok, mi prendo cura del mio corpo, perché non dare una mano anche alla mia mente con un’app?”.
C’è un altro dato curioso: le persone che sentono di avere qualche difficoltà con la memoria di lavoro, in particolare nel “magazzino” dei ricordi (il “storage domain”, come lo chiamano gli esperti), tendono a usare meno queste app. Al contrario, chi percepisce di avere problemi di attenzione è più incline a provarle. Forse perché la mindfulness aiuta proprio a focalizzarsi? Potrebbe essere! E indovinate un po’? Chi usa app di mindfulness è anche più propenso a usare quelle di brain training. Un circolo virtuoso, direi!
Brain Training App: Un Legame Stretto con la Mindfulness
E parlando di app per allenare il cervello, la faccenda si fa ancora più specifica. Lo studio ha rivelato che l’unico vero “predittore” dell’uso di app di brain training è… l’uso di app di mindfulness! Sembra quasi che una tiri l’altra. Se hai iniziato un percorso di consapevolezza, magari ti viene voglia di potenziare anche le tue capacità cognitive con qualche giochino stimolante.
È interessante notare che, a differenza delle app di mindfulness, l’uso di quelle per il brain training non sembra essere influenzato direttamente dall’esercizio fisico o da altre attività specifiche per la salute mentale. Né l’età, il sesso o il livello di istruzione sembrano fare una grande differenza qui.

Perché questa Popolarità? Tra Scienza e Percezione
Ok, ma perché queste app, soprattutto quelle di brain training, sono così popolari se la scienza a volte è un po’ scettica sulla loro efficacia a lungo termine nel trasferire i miglioramenti a compiti diversi da quelli allenati? Una spiegazione è la gamification. Trasformare esercizi che potrebbero essere noiosi (come il famoso “n-back task”) in giochi accattivanti e divertenti aumenta un sacco il coinvolgimento. Chi non preferisce un gioco colorato a una serie di numeri da ricordare?
Un’altra idea è che, anche se i miglioramenti oggettivi a volte faticano ad arrivare, l’esperienza stessa del training cognitivo può farci sentire più capaci. Magari notiamo meno errori nella vita di tutti i giorni o ci sentiamo più “svegli”. Questa percezione soggettiva di miglioramento può essere una molla potentissima per continuare ad usarle. E diciamocelo, sentirsi meglio con se stessi non ha prezzo!
La mindfulness, d’altro canto, sembra avere basi scientifiche più solide per quanto riguarda i benefici cognitivi. Studi hanno mostrato miglioramenti nella memoria di lavoro, nel controllo inibitorio e nella flessibilità cognitiva. E non dimentichiamo la sua capacità di ridurre il “mind-wandering”, quel vagare della mente che a volte ci fa perdere il filo del discorso (capita a tutti, no?).
Cosa ci Insegna Tutto Questo?
Questi risultati, secondo me, sono oro colato, specialmente per chi lavora nel campo della salute. Se sei un professionista, sapere che incoraggiare l’attività fisica o pratiche come la scrittura di un diario può spingere le persone verso la mindfulness digitale è un’informazione preziosa. È come aprire una porta in più verso il benessere.
Inoltre, è affascinante vedere come le persone con percepite difficoltà di memoria di lavoro (nella sua componente di “immagazzinamento”) siano meno propense a usare app di mindfulness, mentre chi ha problemi di attenzione lo sia di più. Questo potrebbe suggerire che le persone cercano istintivamente soluzioni mirate, anche se magari non sono pienamente consapevoli di tutti i benefici cognitivi che la mindfulness può offrire. Molti, infatti, si avvicinano alla mindfulness per gestire stress ed emozioni, scoprendo solo dopo i suoi effetti positivi sulla concentrazione e la memoria.
Un’altra chicca: lo studio ha notato che non è tanto l’uso dell’app di mindfulness in sé a ridurre il vagare della mente, quanto la frequenza della pratica della mindfulness in generale. Questo ha senso: le app sono uno strumento, ma la mindfulness può essere integrata in mille modi nella vita quotidiana (mangiare consapevole, camminare, yoga, gratitudine). Più la pratichi, in forme diverse, più la tua mente impara a stare nel presente.

Qualche Cautela (Come Sempre nella Scienza)
Ovviamente, come ogni studio, anche questo ha i suoi limiti. I dati sono auto-riferiti, il che significa che si basano su quello che le persone dicono di fare (e a volte c’è una bella differenza tra il dire e il fare!). Inoltre, è uno studio “cross-sectional”, quindi osserva una situazione in un dato momento, ma non può stabilire rapporti di causa-effetto. Non possiamo dire con certezza che usare un’app di mindfulness causi una riduzione dei problemi di memoria, per esempio. Potrebbe essere il contrario!
Non c’era nemmeno una misura specifica per il “self-care” in generale, ma si sono usate l’attività fisica e le attività per la salute mentale come indicatori. E il fatto che i partecipanti venissero da vari paesi potrebbe aver introdotto differenze regionali nell’uso e nella familiarità con queste app.
In Conclusione: Un Invito alla Consapevolezza (Digitale e Non)
Nonostante i limiti, trovo che questa ricerca ci dia spunti davvero utili. Ci dice che chi già si prende cura di sé è più incline a esplorare gli strumenti digitali per la mindfulness. E che c’è un forte legame tra l’uso di app di mindfulness e quelle di brain training. Forse, come suggeriscono i ricercatori, le persone si stanno avvicinando sempre di più alla mindfulness come forma di auto-cura, per affrontare le sfide emotive, scoprendo poi, quasi per caso, i suoi benefici cognitivi.
Quindi, la prossima volta che aprite la vostra app preferita per meditare o per un giochino che stimola la mente, pensateci: siete parte di un movimento crescente di persone che cercano attivamente di migliorare il proprio benessere. E questa, amici miei, è una notizia fantastica!
Fonte: Springer
