Antibiotici in Gravidanza: L’Italia Sotto la Lente, Tra Usi Corretti e Zone d’Ombra
Parliamoci chiaro: quando si aspetta un bambino, ogni piccola cosa sembra ingigantirsi, specialmente quando si tratta di farmaci. C’è sempre quel misto di preoccupazione e necessità: “Mi serve davvero? Farà male al piccolo?”. Ecco, oggi voglio portarvi con me in un viaggio affascinante dentro uno studio tutto italiano che ha messo sotto la lente d’ingrandimento proprio questo tema: l’uso degli antibiotici durante la gravidanza nel nostro Paese.
Pensate, spesso mancano dati solidi, quelli che vengono dagli studi clinici “classici”, perché, diciamocelo, coinvolgere donne incinte in sperimentazioni è eticamente complesso. Eppure, i farmaci in gravidanza si usano, eccome! E gli antibiotici sono tra i protagonisti. Ma come vengono usati davvero, nella vita reale, dalle future mamme italiane?
L’Indagine: Uno Sguardo su Mezza Italia
Per capirci qualcosa di più, un gruppo di ricercatori, grazie alla rete MoM-Net voluta dall’AIFA (l’Agenzia Italiana del Farmaco), ha fatto un lavoro enorme. Hanno analizzato i dati sanitari anonimi di quasi mezzo milione di donne (449.012 per la precisione!) che hanno partorito tra il 2016 e il 2018 in ben otto regioni italiane: Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Puglia e Sardegna. Praticamente, hanno fotografato oltre la metà dei parti avvenuti in Italia in quel periodo!
Hanno guardato chi ha ricevuto prescrizioni di antibiotici non solo durante i nove mesi, ma anche nei tre trimestri *prima* del concepimento e nei tre trimestri *dopo* il parto. Un quadro completo, insomma.
Quante Donne Usano Antibiotici? I Numeri Parlano
E allora, cosa è emerso? Beh, i numeri non sono affatto piccoli.
- Prima della gravidanza: Circa il 34% delle donne ha usato antibiotici almeno una volta nei 9 mesi precedenti.
- Durante la gravidanza: La percentuale scende leggermente, attestandosi al 32% circa (quasi una donna su tre!).
- Dopo il parto: L’uso cala ancora un po’, arrivando al 29% nei 9 mesi successivi.
Se guardiamo dentro la gravidanza, trimestre per trimestre, vediamo un andamento interessante: un calo nel primo trimestre (12%), un picco nel secondo trimestre (16%), e poi di nuovo una discesa nel terzo (11,4%). Prima e dopo la gravidanza, invece, l’uso è più costante o con picchi diversi (ad esempio, subito dopo il parto si registra un 15,3%).

Quali Antibiotici Vanno per la Maggiore?
Ok, si usano, ma quali? I “re” indiscussi sono le penicilline (come la comune amoxicillina, magari associata all’acido clavulanico). Sono loro le più prescritte in assoluto, con picchi nel secondo trimestre di gravidanza e subito dopo il parto. Al secondo posto troviamo i macrolidi e le lincosamidi (l’azitromicina è un esempio noto). Anche questi hanno un picco nel secondo trimestre, ma il loro uso cala dopo il parto.
Questi dati sono abbastanza in linea con le linee guida, che considerano penicilline e alcuni macrolidi relativamente sicuri in gravidanza. Però, attenzione: proprio sui macrolidi, studi recenti hanno sollevato qualche dubbio, associandoli a possibili rischi per il feto. Quindi, monitorarne l’uso è fondamentale.
Un altro dato che fa riflettere è l’uso, seppur basso, di antibiotici che dovrebbero essere evitati in gravidanza per noti effetti teratogeni, come le tetracicline e gli aminoglicosidi. Anche se si tratta di casi rari, è un campanello d’allarme.
Un’Italia a Macchia di Leopardo: Le Differenze Regionali
E qui viene il bello (o il preoccupante, a seconda dei punti di vista). L’Italia, si sa, è varia, e anche nell’uso degli antibiotici in gravidanza le differenze regionali sono marcate.
- Le più “parsimoniose”: Lombardia e Veneto mostrano i tassi di utilizzo più bassi in tutti i periodi analizzati.
- La più “generosa”: La Puglia registra i valori più alti, sia prima, che durante, che dopo la gravidanza.
Ma la cosa più interessante sono i picchi durante la gravidanza. Nel famoso secondo trimestre, mentre la media nazionale è del 16%, regioni come l’Umbria (quasi 26%!), il Lazio (24%) e la stessa Puglia (oltre 21%) mostrano valori decisamente più alti. Cosa succede in queste regioni?

Il Mistero del Secondo Trimestre: C’entrano le Diagnosi Prenatali?
Una delle ipotesi forti per spiegare quel picco nel secondo trimestre, soprattutto in certe regioni, riguarda le procedure diagnostiche prenatali invasive, come l’amniocentesi (che si fa tipicamente nel secondo trimestre) e la villocentesi (più comune nel primo).
Lo studio ha fatto un confronto illuminante:
- Le donne che non hanno fatto esami invasivi hanno un certo andamento di uso degli antibiotici.
- Le donne che hanno fatto la villocentesi mostrano un picco netto di prescrizioni nel primo trimestre (oltre il 25%).
- Le donne che hanno fatto l’amniocentesi vedono un picco impressionante nel secondo trimestre (oltre il 41%!).
Questi picchi coincidono perfettamente con i tempi delle procedure. Sembra proprio che in molti casi si prescriva l’antibiotico “per profilassi”, cioè per prevenire infezioni legate all’esame. Ma qui casca l’asino: le linee guida nazionali e internazionali generalmente NON raccomandano questa profilassi antibiotica di routine! Suggeriscono di usarli solo se ci sono segni chiari di infezione batterica, confermata da test.
E indovinate un po’? Le regioni con i picchi più alti nel secondo trimestre (Umbria, Lazio, Puglia) sono anche quelle che, storicamente, avevano tassi più elevati di amniocentesi. L’Emilia-Romagna, invece, mostra un picco più alto associato alla villocentesi nel primo trimestre, ed era la regione con il più alto tasso di questa procedura. Coincidenze? Non credo proprio.

Perché Tutto Questo è Importante? L’Ombra dell’Antibiotico-Resistenza
Questo potenziale uso eccessivo o inappropriato di antibiotici, specialmente legato a procedure dove non sarebbero strettamente necessari secondo le linee guida, non è un problema da poco. Alimenta un fantasma che ci spaventa tutti: l’antibiotico-resistenza (AMR). Un problema globale, che causa milioni di morti nel mondo.
L’uso eccessivo di antibiotici, anche in gravidanza, contribuisce a questo fenomeno. E c’è di più: si sta studiando la possibilità che i geni della resistenza possano passare dalla mamma al bambino. Anche se i meccanismi non sono ancora del tutto chiari, l’esposizione agli antibiotici in gravidanza è considerata un fattore rilevante.
Cosa Ci Portiamo a Casa?
Questo studio ci dà un quadro prezioso. Ci dice che, in generale, l’uso di antibiotici in gravidanza in Italia segue le raccomandazioni principali (si usano farmaci considerati più sicuri). Tuttavia, emergono chiaramente delle zone d’ombra:
- Un possibile uso eccessivo o inappropriato legato alle diagnosi prenatali invasive.
- L’uso, seppur limitato, di antibiotici controindicati.
- Forti differenze regionali che suggeriscono una non perfetta aderenza alle linee guida nazionali ovunque. Forse per abitudini locali, piani sanitari diversi, o convinzioni dei singoli medici.
Cosa fare? È fondamentale continuare a monitorare la situazione, diffondere meglio le linee guida aggiornate, soprattutto sull’uso (e non uso) degli antibiotici nelle procedure prenatali. Bisogna promuovere pratiche più appropriate e uniformi su tutto il territorio nazionale.
Anche se l’Italia sta mostrando un trend in calo nel consumo generale di antibiotici negli ultimi anni, siamo ancora sopra la media europea. C’è ancora strada da fare, specialmente per proteggere popolazioni vulnerabili come le donne in gravidanza e i loro bambini, per le quali i dati sono spesso più scarsi. Studi come questo sono fondamentali per accendere i riflettori dove serve e guidare le azioni future.
Fonte: Springer
