Il Segreto del Colpo Perfetto: Come l’Angolo del Martello Plasmava le Schegge Levallois
Ciao a tutti! Oggi voglio portarvi con me in un viaggio affascinante nel Paleolitico, un’epoca in cui i nostri antenati ominidi stavano affinando tecniche incredibilmente sofisticate per lavorare la pietra. Parliamo della tecnologia Levallois, un metodo di scheggiatura che fa la sua comparsa tra i 200.000 e i 400.000 anni fa e che ha segnato il Paleolitico Medio in Eurasia e il Middle Stone Age in Africa.
Ma cos’ha di così speciale questa tecnica? Beh, immaginate di non scheggiare semplicemente un sasso a caso, ma di preparare meticolosamente un blocco di pietra (il “nucleo”) per predeterminare la forma e le dimensioni della scheggia che volete ottenere. È un po’ come avere in mente il prodotto finale prima ancora di iniziare a lavorare! Questo metodo strutturato è spesso visto come un segno di capacità cognitive avanzate: pianificazione, memoria a lungo termine, quasi una “grammatica” dell’azione. Alcuni pensano addirittura che richiedesse linguaggio e insegnamento attivo.
La Preparazione è Tutto? O C’è di Più?
Tradizionalmente, si pensa che la chiave della predeterminazione Levallois stia tutta nella preparazione del nucleo. Secondo il grande archeologo François Bordes e poi Éric Boëda, un nucleo Levallois ha una forma caratteristica: due superfici legate tra loro, separate da un “piano di intersezione”. Una superficie serve solo da piattaforma per colpire, l’altra è la superficie da cui si staccano le schegge (la “superficie di debitaggio”). Preparando attentamente le convessità laterali e distali e le creste su questa superficie, si diceva, si controllava la forma della scheggia finale. Sembrava tutto dipendesse dalla geometria del nucleo e dall’abilità dello scheggiatore nel gestirla.
Tuttavia, c’è un aspetto che forse abbiamo un po’ trascurato: la traiettoria della frattura della scheggia. Come facevano i nostri antenati a controllare esattamente *dove* e *come* la frattura si propagasse all’interno della pietra? Boëda notò che la frattura doveva essere parallela al piano di intersezione del nucleo, ma come si otteneva questo risultato?
Un modello di frattura proposto da Cotterell e Kamminga negli anni ’80 suggeriva che il fattore principale fosse l'”angolo di forza” (l’angolo tra la forza applicata e la superficie esterna del nucleo). Ma, cosa cruciale, sostenevano che questo angolo non fosse controllabile con precisione dallo scheggiatore, ma si auto-correggesse grazie alla rigidità della scheggia stessa mentre si formava. In pratica, secondo loro, l’angolo con cui colpivi con il martello (l’Angolo del Colpo, o AOB – Angle Of Blow) aveva poca importanza. La forma del nucleo era regina.
Dubbi Sperimentali e Nuove Ipotesi
Questa idea, però, non mi ha mai convinto del tutto, e non sono l’unico! Osservazioni da esperimenti di scheggiatura sembravano dire il contrario. Già Schlanger nel ’92 notava che per ottenere la traiettoria parallela Levallois bisognava colpire la piattaforma con “un appropriato angolo obliquo”. E Van Peer (2021) ha osservato che gli scheggiatori moderni tendono a usare angoli più obliqui per staccare le schegge Levallois.
Inoltre, esperimenti meccanici più recenti hanno mostrato chiaramente che l’angolo del colpo influenza eccome la dimensione e la forma delle schegge! Colpi più perpendicolari (AOB vicino a 0°) tendono a produrre schegge più grandi e pesanti rispetto a colpi più obliqui (AOB maggiore). Se l’angolo del colpo influenza l’inizio della frattura (il famoso “cono Hertziano”), è logico pensare che influenzi anche tutta la sua traiettoria, no?

Se questo è vero anche per la tecnica Levallois – e perché non dovrebbe esserlo, visto che i nuclei usati in quegli esperimenti assomigliano ai nuclei Levallois? – allora controllare l’angolo del colpo diventa fondamentale per la predeterminazione. Non basta preparare il nucleo, bisogna anche saperlo colpire nel modo giusto! Forse, come suggerito da Van Peer, usavano colpi più obliqui per controllare meglio la lunghezza e la curvatura delle schegge. Addirittura, ci sono prove che i Neanderthal in Francia aggiustassero sistematicamente l’angolo del colpo!
Mettiamo alla Prova l’Ipotesi: Il Nostro Esperimento Controllato
Per vederci chiaro, abbiamo deciso di fare un esperimento super controllato. L’ipotesi di partenza (la nostra “ipotesi nulla”, come si dice in gergo scientifico) era quella di Cotterell: dato un nucleo identico, l’angolo del colpo non dovrebbe influenzare la morfologia della scheggia Levallois. Se invece avessimo visto differenze sistematiche cambiando solo l’angolo del colpo, avremmo dimostrato che questo parametro è cruciale.
Come abbiamo fatto? Abbiamo usato la tecnologia moderna!
- Abbiamo creato un modello 3D di un nucleo Levallois “da manuale”.
- Lo abbiamo modificato leggermente per poterlo lavorare e bloccare facilmente.
- Abbiamo usato una fresatrice automatica a 4 assi per produrre repliche perfettamente standardizzate di questo nucleo da blocchi di vetro sodo-calcico (un materiale omogeneo che si frattura in modo simile alla selce).
- Abbiamo poi aggiustato la piattaforma di percussione di ogni nucleo per avere un angolo esterno (EPA) preciso di 75°.
Poi è arrivato il momento clou: la scheggiatura! Abbiamo usato un apparato meccanico costruito apposta, basato sul design di Dibble e Rezek (2009). Questo braccio meccanico, mosso da aria compressa, colpisce il nucleo (tenuto saldamente in un supporto stampato in 3D) con una punta di martello in acciaio. Un sensore misura la forza applicata.
Abbiamo manipolato due variabili:
- L’Angolo del Colpo (AOB): Abbiamo provato a impostare tre livelli (0°, 10°, 20°), inclinando il supporto del nucleo. 0° significa colpo perpendicolare alla piattaforma, 20° un colpo più obliquo verso l’esterno.
- La Profondità della Piattaforma (PD): La distanza tra il punto d’impatto e il bordo esterno della piattaforma. Questa è stata misurata a posteriori sulle schegge staccate.
Per ogni scheggia prodotta (abbiamo considerato solo quelle con terminazione “a piuma”, le più “riuscite”), abbiamo misurato peso, dimensioni (lunghezza, larghezza, spessore), forza necessaria per staccarla e, importantissimo, abbiamo ricostruito la traiettoria della frattura usando scansioni 3D dei nuclei dopo la scheggiatura.

I Risultati: L’Angolo del Colpo Conta, Eccome!
Ebbene sì, i risultati sono stati chiarissimi e hanno smentito l’ipotesi nulla. L’angolo del colpo (AOB) ha un effetto significativo sulla morfologia e sulla traiettoria delle schegge Levallois.
L’Angolo Fa la Differenza (Eccome!)
Abbiamo prodotto 20 schegge valide. Guardando i dati, è emerso subito un pattern:
- A parità di profondità della piattaforma (PD), le schegge prodotte con un AOB di 0° (colpo perpendicolare) erano sistematicamente più pesanti di quelle prodotte con AOB di 10° e 20°.
- All’aumentare della PD, le schegge diventavano più pesanti, come previsto, ma l’effetto dell’AOB rimaneva costante: le curve peso/PD per i diversi AOB erano parallele, con quella a 0° sempre più in alto.
- Abbiamo anche confermato che la forza necessaria per staccare una scheggia dipende principalmente dalla sua massa, indipendentemente dall’AOB, replicando i risultati di Dibble e Rezek.
In pratica: colpire più dritto significa staccare pezzi più grossi!
Non Solo Dimensioni: Cambia Proprio la Forma!
Ma non è solo una questione di peso. Anche le dimensioni lineari (lunghezza, larghezza, spessore) sono influenzate dall’AOB:
- Le schegge prodotte a 0° erano più lunghe e più larghe di quelle a 10° e 20°. Aumentare l’AOB di 10° accorciava le schegge di 7-10 mm in media!
- L’effetto più marcato si è visto sullo spessore. Qui c’era anche un’interazione con la PD: a 0° AOB, lo spessore aumentava rapidamente con la PD; a 20° AOB, invece, lo spessore rimaneva basso e quasi costante indipendentemente dalla PD.
- Guardando il rapporto spessore/PD, era nettamente più alto per AOB 0° rispetto a 10° e 20°, e più alto per 10° rispetto a 20°.
- Visivamente, le schegge prodotte con AOB più alto (più oblique) tendevano ad essere più strette e decisamente più “appuntite” all’estremità distale.
Sotto la Superficie: La Traiettoria della Frattura
Perché queste differenze? La risposta sta in come l’AOB cambia la traiettoria della frattura all’interno del nucleo. Analizzando i profili delle cicatrici lasciate sui nuclei:
- Con un AOB di 0°, la frattura si propagava con un angolo più profondo all’interno del nucleo (circa 116° rispetto alla piattaforma). Questo permetteva alla frattura di andare più in profondità (scheggia più spessa) e più lontano (scheggia più lunga e larga) prima di riemergere sulla superficie esterna, seguendo meglio il famoso “piano di intersezione” Levallois.
- Con AOB di 10° e 20°, la frattura diventava progressivamente più superficiale (angoli mediani di 109° e 103° rispettivamente). La frattura tendeva a “scappare” verso l’esterno, intersecando la superficie del nucleo prima, risultando in schegge più corte, strette e sottili.
- Questa traiettoria più superficiale e obliqua spiega anche la forma più appuntita: la frattura incontra la superficie esterna con un angolo più acuto.
Abbiamo notato che questo angolo di frattura era correlato alla lunghezza della scheggia (probabilmente per l’influenza della curvatura iniziale del bulbo di percussione sulle schegge più corte), ma la differenza tra i gruppi AOB era chiara, specialmente per le schegge più lunghe.

Implicazioni: Cosa Cambia nel Nostro Modo di Vedere il Levallois?
Questi risultati hanno implicazioni importanti. Sfidano l’idea che la sola preparazione del nucleo basti per la predeterminazione Levallois.
Ripensare la Predeterminazione Levallois
Se l’angolo del colpo influenza così tanto il risultato, significa che gli scheggiatori Levallois dovevano saperlo controllare e regolare con precisione. Non era solo una questione di preparare bene il nucleo, ma anche di colpirlo nel punto giusto, con la forza giusta *e con l’angolo giusto*.
Un angolo più basso (vicino a 0°) permette alla frattura di seguire meglio le convessità preparate sul nucleo, dando maggior controllo sulla forma finale e producendo schegge con spessore più uniforme e margini più robusti, ideali per essere usate e riaffilate.
Ma c’è un rovescio della medaglia: un colpo troppo perpendicolare e profondo richiede più forza e aumenta il rischio di “overshot”, cioè di staccare via anche il bordo opposto del nucleo, rovinandolo. Evitare questo errore è un segno di grande abilità.
Quindi, perché gli scheggiatori moderni (e forse anche quelli antichi) sembrano preferire angoli leggermente obliqui?
- Per ridurre il rischio di overshot: Un angolo più obliquo “frena” la frattura, rendendola più controllabile, specialmente su nuclei più piccoli o con PD maggiori.
- Per ridurre la forza necessaria: Staccare schegge più piccole e sottili richiede meno energia, diminuendo anche il rischio di fratture indesiderate (cerniere, gradini) se la forza non è perfettamente calibrata.
E i Neanderthal? Cosa Facevano?
È affascinante provare a confrontare i nostri dati sperimentali con i reperti archeologici. Abbiamo preso un campione di schegge Levallois complete dal sito di Roc de Marsal (Francia Sud-occidentale), prodotte dai Neanderthal. Mettendo in grafico il loro rapporto spessore/PD e confrontandolo con le nostre curve sperimentali, sembra che queste schegge archeologiche si collochino mediamente attorno alla curva corrispondente a un AOB di circa 10°. Ovviamente è una stima molto preliminare (materiale diverso, morfologie non identiche), ma suggerisce che forse anche i Neanderthal, come gli scheggiatori moderni, preferissero un colpo leggermente obliquo per un miglior controllo.
Il Gesto è Tutto (o Quasi)
Tutto questo sottolinea l’importanza del gesto completo della scheggiatura Levallois. Non solo la preparazione statica del nucleo, ma la coordinazione dinamica di angolo del colpo, forza applicata, punto d’impatto, in relazione alla forma del nucleo e della piattaforma. È un’abilità complessa che richiedeva apprendimento e maestria.
Questo apre nuove domande: come studiavano e trasmettevano queste abilità? E quanto sono confrontabili i parametri usati negli esperimenti moderni con quelli usati nel passato? Fortunatamente, oggi stiamo sviluppando metodi per misurare l’AOB direttamente dalle schegge archeologiche (basandosi sull’angolo della piattaforma interna o, come suggeriamo qui, sull’angolo della traiettoria di frattura). Questo ci aiuterà a capire meglio le tecniche dei nostri antenati.

Un Futuro di Esperimenti (e Repliche)
Infine, voglio sottolineare due aspetti tecnici importanti del nostro studio. Primo: abbiamo replicato con successo, in un laboratorio indipendente e con attrezzature leggermente diverse, alcuni risultati chiave ottenuti quasi vent’anni fa da Dibble e Rezek sul rapporto tra massa della scheggia e forza. Questo dimostra la robustezza di questo approccio sperimentale controllato. Secondo: abbiamo dimostrato l’efficacia dell’uso di tecnologie di fresatura 3D automatizzata per produrre nuclei standardizzati con forme complesse e realistiche, superando i limiti dei metodi tradizionali. Questa tecnologia apre nuove porte per esperimenti futuri, magari usando anche materie prime litiche reali.
In conclusione, il nostro viaggio nel cuore della scheggiatura Levallois ci ha mostrato che l’angolo con cui il martello colpisce la pietra non è un dettaglio trascurabile, ma una variabile cruciale che gli abili artigiani del Paleolitico dovevano padroneggiare. Controllare l’angolo del colpo era parte integrante del “segreto” per produrre quelle schegge predeterminate che tanto ci affascinano, un’ulteriore testimonianza della loro incredibile intelligenza tecnica.
Fonte: Springer
