Immagine aerea drammatica di una città turca, Sinop o Kastamonu, parzialmente sommersa dall'acqua marrone e detritica di un'alluvione devastante. Si vedono tetti di case, strade trasformate in fiumi e squadre di soccorso che operano con gommoni. Wide-angle lens, 10-24mm, per catturare l'estensione del disastro, long exposure times per l'acqua, sharp focus sui dettagli della distruzione e dei soccorsi, luce del tardo pomeriggio per accentuare le ombre e il dramma della scena.

Allerta Alluvione in Turchia: Quando l’Avviso Salva (o Non Salva) la Vita

Ragazzi, oggi voglio parlarvi di qualcosa di tosto, un argomento che tocca le corde della sopravvivenza e della forza delle comunità di fronte alla furia della natura. Mi sono imbattuto in uno studio che analizza un evento drammatico, l’alluvione che ha colpito le zone di Sinop-Ayancık e Kastamonu-Bozkurt in Turchia nel 2021. Un disastro che ha lasciato dietro di sé una scia di perdite fisiche, sociali ed economiche. Ma la cosa che mi ha più colpito è come lo studio si sia concentrato su un aspetto cruciale: la comunicazione degli allarmi precoci e la risposta della gente. Perché, diciamocelo, un allarme, per quanto sofisticato, se non arriva a chi deve arrivare o se viene ignorato, serve a poco.

Il Contesto: Quando la Natura Fa Paura

Viviamo in un’epoca in cui i cambiamenti climatici stanno rimescolando le carte, rendendo eventi meteorologici estremi sempre più frequenti. Le alluvioni, in particolare, sono un incubo ricorrente per molte comunità. E non si tratta solo di acqua che sale; parliamo di infrastrutture danneggiate, economie locali in ginocchio e, purtroppo, vite spezzate. Ecco perché i sistemi di allerta precoce (EWs) sono diventati fondamentali. L’idea è semplice: usare la tecnologia per avvisare per tempo, per dare alle persone la possibilità di mettersi in salvo. Pensate che le Nazioni Unite hanno lanciato l’iniziativa “Early Warnings for All”, con l’obiettivo di proteggere ogni singola persona sulla Terra da eventi pericolosi legati ad acqua, aria e clima entro la fine del 2027. Un traguardo ambizioso, ma vitale.

Il punto, però, non è solo avere il sistema di allerta, ma assicurarsi che funzioni davvero. Deve essere tempestivo, affidabile e, soprattutto, la gente deve capire cosa fare quando scatta l’allarme. Non basta un SMS o una sirena; serve consapevolezza, preparazione e fiducia nel sistema.

La Tragedia del Mar Nero Occidentale: Un Caso Studio

Torniamo alla Turchia. Questo paese, purtroppo, ha una lunga storia di alluvioni, specialmente nella regione del Mar Nero. Ma quella dell’11 agosto 2021 è stata particolarmente devastante, colpendo duramente Sinop e Kastamonu. Pensate che solo a Kastamonu-Bozkurt sono caduti 453 kg di pioggia per metro quadrato! Un inferno d’acqua che ha causato 82 morti e centinaia di feriti. Le zone di Ayancık (Sinop) e Bozkurt (Kastamonu) sono state le più martoriate, ed è proprio lì che i ricercatori hanno concentrato la loro attenzione.

L’obiettivo dello studio era capire:

  • Come le persone hanno ricevuto gli allarmi precoci.
  • Come si sono comportate dopo averli ricevuti.
  • Quali lezioni sono state imparate, valutando il tutto nell’ottica della “capacità sociale”.

Per farlo, hanno usato un approccio qualitativo, intervistando 15 persone che avevano vissuto quel dramma sulla loro pelle. Un metodo che permette di andare a fondo, di cogliere le sfumature delle esperienze individuali.

Una visualizzazione aerea di un fiume che sta per esondare in una valle turca, con nuvole temporalesche scure e dense. L'acqua del fiume è marrone e tumultuosa, già lambisce i bordi degli argini. Wide-angle lens, 10mm, long exposure per rendere l'acqua con un effetto mosso ma potente, sharp focus sul paesaggio circostante che mostra piccoli villaggi.

La Voce della Comunità: Cosa Ci Hanno Raccontato?

Dai racconti è emerso un quadro complesso. Da un lato, c’era una consapevolezza del rischio. La gente sapeva di vivere in una zona soggetta ad alluvioni e frane, conosceva la storia disastrosa della propria terra. Un partecipante di Kastamonu ha detto: “Ci sono aree dove ci saranno frane se piove molto. Ad esempio, se piove per 2-3 giorni consecutivi“. Un altro ha aggiunto: “C’era il rischio di alluvioni per la pioggia battente, e le montagne sono straripate. Tutti i torrenti sono straripati dalle alture“.

Ma la consapevolezza non sempre si traduce in azione corretta. Gli allarmi sono arrivati? Sì, attraverso vari canali: annunci del comune con altoparlanti, messaggi sui social media, SMS dall’AFAD (la protezione civile turca), avvisi dei capi villaggio, della polizia. Insomma, un bombardamento di informazioni. Eppure, le reazioni sono state diverse.

Comportamenti Post-Allarme: Tra Prudenza e Sottovalutazione

Qui la faccenda si fa interessante e, per certi versi, drammatica.

  • C’è chi ha preso sul serio l’allarme: ha spostato l’auto in luoghi più alti, ha avvisato amici e parenti. “Ho avvisato alcuni amici nel villaggio. Avevo un fratello. Ho chiesto a tutti di informarmi quando le acque dell’alluvione sono aumentate“, ha raccontato un testimone.
  • C’è chi, nonostante gli avvisi, è uscito per necessità (fare la spesa, andare in ospedale) o, peggio, per curiosità. Un partecipante ha descritto una scena surreale: “Pioveva e l’alluvione stava arrivando. Hanno detto a tutti di spostare le auto. In passato, le alluvioni raggiungevano il ponte. Ora era qualcosa di diverso. La gente si faceva selfie e foto sul ponte. Noi gridavamo per cacciarli dall’altra parte del ponte“. Fa rabbrividire, vero?
  • C’è chi è stato colto di sorpresa, specialmente dove l’alluvione è arrivata di notte, come ad Ayancık. “Abbiamo saputo dell’alluvione di notte. Avevamo ricevuto notizie giorni prima che ci sarebbero state piogge molto intense. Tuttavia, non pensavamo a un’alluvione“, ha detto un residente di Sinop. Un altro ha aggiunto: “Il comune ha emesso un avviso; ma ovviamente, non era nel cuore della notte ma durante il giorno… Era impossibile comunicare a causa dell’alluvione“.
  • E poi c’è il dramma di chi ha perso la vita cercando di salvare i propri beni. Una testimone di Kastamonu ha raccontato: “Hanno detto che chi ha auto sulle rive del torrente dovrebbe portarle più in alto. Ad esempio, si dice che diverse persone siano morte per questo motivo. È entrato nella sua auto e, nel tentativo di salvarla dall’alluvione, è stato travolto“.

Un problema emerso è stata la difficoltà di raggiungere con gli allarmi le zone rurali, i villaggi più isolati, dove magari non c’è internet o la gente non usa il telefono. Qui, però, è entrata in gioco la solidarietà sociale, il passaparola tra vicini.

La Furia dell’Acqua e le Sue Conseguenze

Il fattore tempo è stato cruciale. A Bozkurt l’alluvione è arrivata di giorno, ad Ayancık di notte, cogliendo molti nel sonno. Immaginatevi la scena: blackout elettrici, niente acqua potabile, reti telefoniche inutilizzabili, ponti crollati, strade interrotte, case distrutte. E, ovviamente, la perdita di vite umane e animali, feriti, danni materiali ingenti. “L’ingresso e l’uscita erano chiusi… Entrambi i ponti erano distrutti“, ha raccontato un sopravvissuto di Sinop. Gli aiuti, in molti casi, sono arrivati in ritardo proprio a causa delle vie di comunicazione interrotte, con evacuazioni che hanno richiesto l’uso di elicotteri.

Un gruppo di soccorritori turchi, con giubbotti catarifrangenti, che aiutano degli anziani a evacuare da una casa parzialmente allagata in un villaggio. L'acqua arriva alle ginocchia. Telephoto zoom, 100-400mm, fast shutter speed per catturare l'azione, movement tracking sui soccorritori.

Lezioni Apprese (Sulla Propria Pelle)

La cosa positiva, se così si può dire in una tragedia, è che l’esperienza sembra aver insegnato qualcosa. I partecipanti allo studio hanno dichiarato che, dopo il disastro, hanno iniziato a prestare molta più attenzione agli allarmi, ad agire con cautela e a seguire le procedure di evacuazione corrette. “Ad esempio, la settimana scorsa ha piovuto per alcuni giorni. È stato dato un avviso da tutte le moschee del villaggio… Prendiamo in considerazione gli avvisi“, ha detto una partecipante. Un altro ha confermato: “Ora, le persone che sono più attente, quelle che hanno vissuto questo disastro. Siamo diventati consapevoli, vogliamo spostare i nostri veicoli in un’area sicura in modo più controllato quando ci sono troppi avvisi“.

Questo ci dice che la percezione del rischio può cambiare, eccome. Ma non dovremmo aspettare il disastro per imparare. La comunicazione del rischio è fondamentale: deve essere continua, chiara, mirata, per far capire alla gente i pericoli e come comportarsi. Non si tratta solo di informare, ma di creare una cultura della prevenzione e della resilienza.

Cosa Possiamo Portarci a Casa?

Questo studio turco, secondo me, ci offre spunti preziosi.

  • La consapevolezza del rischio da sola non basta: anche se la gente sa dei pericoli, non sempre adotta comportamenti sicuri.
  • La diffusione degli allarmi è complessa: bisogna usare più canali, ma anche assicurarsi che il messaggio arrivi a tutti, specialmente ai più vulnerabili e a chi vive in zone isolate. Gli SMS, ad esempio, non bastano se non tutti hanno un telefono o accesso a internet.
  • La solidarietà sociale è una risorsa: il passaparola e l’aiuto reciproco possono fare la differenza.
  • L’esperienza diretta è una maestra severa ma efficace: chi ha vissuto un disastro tende a essere più preparato e attento in futuro.

Il succo è questo: i sistemi di allerta precoce sono vitali, ma devono essere integrati in una strategia più ampia che includa educazione, sensibilizzazione, coinvolgimento della comunità e politiche efficaci da parte delle autorità locali e centrali. Rendere accessibili e affidabili questi sistemi è un passo cruciale per aumentare la capacità della società di far fronte ai disastri. E, forse, per evitare che tragedie come quella di Sinop e Kastamonu si ripetano, o almeno per mitigarne gli effetti.

Non è facile, lo so. Ma investire in prevenzione e preparazione è sempre meglio che contare i danni e le perdite dopo. E voi, cosa ne pensate? Avete mai vissuto situazioni simili o avete esperienze da condividere sull’efficacia degli allarmi?

Fonte: Springer

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *