Miopia alle Stelle tra i Giovani? Un’Indagine Svela Verità Preoccupanti (e Cosa Possiamo Fare!)
Amici, oggi voglio parlarvi di un argomento che mi sta particolarmente a cuore, perché riguarda il futuro dei nostri ragazzi e, diciamocelo, anche un po’ la nostra tranquillità: la salute degli occhi. Mi sono imbattuto in uno studio recentissimo, pubblicato a inizio 2024, che ha acceso più di un campanello d’allarme sulla diffusione della miopia tra bambini e adolescenti. E no, non parliamo di un problema lontano, ma di una realtà che, sebbene analizzata in Cina, ci offre spunti di riflessione importantissimi anche per casa nostra.
Immaginatevi la scena: migliaia di ragazzi, dai 3 ai 18 anni, coinvolti in un’indagine su vasta scala nella provincia di Hubei. L’obiettivo? Capire quanto sia diffusa la miopia “autodichiarata” (cioè quella riportata dai ragazzi stessi o dai loro genitori) e, soprattutto, come le abitudini quotidiane legate alla vista influenzino questo disturbo. E i risultati, ve lo dico subito, non sono proprio rassicuranti.
Ma quanto è diffusa questa miopia? Numeri che fanno riflettere
Tenetevi forte: lo studio ha rivelato che la prevalenza generale della miopia autodichiarata tra i partecipanti è del 34,35%. Quasi un ragazzo su tre! Un dato che, se confrontato con quello di molti paesi occidentali, risulta decisamente più alto. Certo, la Cina è nota per avere tassi di miopia elevati, spesso collegati a una forte pressione scolastica e a meno tempo passato all’aria aperta, ma questo numero fa comunque impressione.
Ma non è tutto uguale per tutti. L’indagine ha messo in luce alcune differenze significative:
- Questione di genere? Sembrerebbe di sì. Le ragazze hanno mostrato un rischio maggiore di sviluppare miopia rispetto ai ragazzi (OR = 1.27). Forse passano più tempo in attività da vicino o meno all’aperto? È un’ipotesi che gli stessi ricercatori avanzano, e che trova conferma nel fatto che le femmine riportavano comportamenti meno salutari per gli occhi.
- Città vs. Campagna: Sorprendentemente, o forse no, il rischio di miopia è risultato più alto nelle aree rurali che in quelle urbane (OR = 1.88). Questo dato è interessante e un po’ in controtendenza rispetto ad altri studi, ma gli autori suggeriscono che potrebbe essere legato a un maggiore uso di dispositivi elettronici e a una minore consapevolezza sulla prevenzione nelle zone rurali negli ultimi anni.
- L’ereditarietà conta: Se mamma e papà sono miopi, il rischio per i figli aumenta notevolmente (OR = 3.21). La genetica, insomma, gioca un ruolo non trascurabile.
- L’età fa la differenza: Come c’era da aspettarsi, la prevalenza della miopia cresce con l’età e con il livello scolastico. Si passa da un 3,9% all’asilo a un preoccupante 63,3% nelle scuole superiori. L’incremento maggiore si nota nel passaggio dalle elementari alle medie, un periodo cruciale per lo sviluppo e, spesso, per l’aumento del carico di studio.
Le Abitudini Quotidiane: Amiche o Nemiche della Vista?
Qui arriva un altro dato che fa pensare: solo il 18,1% dei partecipanti allo studio aveva abitudini considerate “buone” per la salute degli occhi. Il 46,1% si attestava su un livello “moderato”, mentre il restante (un bel 35,8%) aveva comportamenti decisamente “scarsi”. E indovinate un po’? Chi aveva abitudini peggiori, mostrava un rischio significativamente più alto di essere miope (OR = 1.74).
Ma quali sono queste “abitudini”? Lo studio ha utilizzato delle scale di valutazione specifiche (EHBAS-P per i più piccoli, compilata dai genitori, ed EHBAS-S per i più grandi) che considerano vari aspetti:
- Tempo trascorso all’aria aperta e esposizione alla luce naturale.
- Esercizio fisico regolare.
- Riduzione del lavoro intensivo da vicino (leggere, scrivere, usare tablet e PC).
- Abitudini alimentari sane.
- Sonno sufficiente.
- Postura corretta durante la lettura e lo studio.
- Tempo passato davanti agli schermi.

A proposito di sonno, chi dormiva meno di 8 ore al giorno aveva un rischio di miopia 3.21 volte maggiore rispetto a chi ne dormiva più di 10. Un sonno adeguato, quindi, sembra essere un fattore protettivo. Per quanto riguarda il tempo passato sui dispositivi elettronici, sebbene la prevalenza della miopia fosse più alta in chi ne abusava, nell’analisi statistica più complessa (multivariata) non è emersa un’associazione diretta fortissima con il rischio di miopia. Questo non significa “via libera agli schermi”, attenzione! Spesso, più tempo davanti a un tablet significa meno tempo all’aperto e più lavoro da vicino, fattori che invece pesano eccome.
Cosa ci insegna questo studio (anche se fatto in Cina)?
Primo, che la miopia è un problema serio e in crescita, e non possiamo far finta di niente. Secondo, che le abitudini quotidiane dei nostri figli hanno un impatto enorme. E qui, cari genitori, entriamo in gioco noi!
Lo studio sottolinea l’importanza di:
- Aumentare il tempo all’aria aperta: Almeno 40 minuti in più al giorno a scuola, come suggerito da un altro studio cinese, possono fare la differenza. La luce naturale intensa stimola il rilascio di dopamina nella retina, che sembra avere un effetto protettivo.
- Controllare il lavoro da vicino: Insegnare ai bambini a fare pause regolari (ogni 30 minuti) e a mantenere una distanza corretta (oltre i 30 cm) da libri e schermi può rallentare la progressione della miopia.
- Garantire sonno sufficiente: Come abbiamo visto, dormire bene è fondamentale.
- Educazione e consapevolezza: Soprattutto nelle aree rurali, ma direi ovunque, c’è bisogno di più informazione sui rischi della miopia e sulle misure preventive. I genitori devono essere i primi a essere consapevoli.
Interessante notare come, nello studio, i bambini delle aree rurali avessero una prevalenza di miopia più alta e passassero più tempo sui dispositivi elettronici, mentre quelli delle aree urbane mostravano una maggiore incidenza di miopia nei genitori e, paradossalmente, abitudini visive autodichiarate peggiori. Questo ci dice che la situazione è complessa e che le strategie di intervento devono essere mirate.
Un Appello Finale (e qualche limite da considerare)
Certo, ogni studio ha i suoi limiti. Questo si basa su dati autodichiarati, il che potrebbe introdurre qualche imprecisione (bias di ricordo). Inoltre, non è stato usato un esame con cicloplegia (gocce per dilatare la pupilla e bloccare l’accomodazione) per diagnosticare la miopia, il che potrebbe aver sottostimato alcuni casi. Infine, essendo uno studio trasversale, si possono osservare correlazioni, ma non stabilire rapporti di causa-effetto certi. Nonostante ciò, i risultati sono un forte richiamo all’azione.
La miopia non è solo “avere bisogno degli occhiali”. Può portare a complicazioni più serie in età adulta. Ecco perché è cruciale intervenire presto, promuovendo stili di vita sani fin dalla più tenera età. Dobbiamo incoraggiare i nostri figli a giocare all’aperto, a limitare il tempo davanti agli schermi per attività non strettamente necessarie, a leggere e studiare nelle condizioni di luce e postura corrette, e a dormire a sufficienza. La salute dei loro occhi dipende anche, e in larga parte, da queste piccole grandi attenzioni quotidiane.
Pensiamoci bene: il futuro si guarda con gli occhi, ed è nostro compito aiutarli a vederlo nel modo più nitido possibile!

Fonte: Springer
