Pappe per Bambini in Spagna: Sorpresa Amara tra Zuccheri Nascosti e Marketing Furbetto!
Ragazzi, ho appena messo le mani su uno studio che, ve lo dico sinceramente, mi ha fatto un po’ drizzare i capelli in testa, soprattutto se pensiamo a quanto teniamo alla salute dei nostri cuccioli. Parliamo di alimenti per lattanti e bambini piccoli (quelli che in gergo tecnico chiamano FIYC), e di cosa c’è davvero dentro quei vasetti e quelle confezioni colorate che troviamo sugli scaffali dei supermercati, questa volta con un focus sul mercato spagnolo. Sappiamo tutti che i primi 1000 giorni di vita sono una finestra cruciale per la salute futura, e l’alimentazione gioca un ruolo da protagonista. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha persino creato un modello, il Nutrient and Promotion Profile Model (NPPM), per capire se questi prodotti sono all’altezza.
Cosa Hanno Scoperto i Ricercatori in Spagna? Un Quadro Preoccupante!
Allora, tenetevi forte: lo studio ha analizzato ben 830 prodotti destinati ai bimbi sotto i 3 anni venduti dai principali supermercati in Spagna. Ebbene, il risultato è abbastanza sconcertante. Solo il 23% di questi prodotti rispettava tutti gli standard nutrizionali dell’OMS. Avete capito bene, meno di uno su quattro!
Il problema più grosso? Lo zucchero. Circa il 60% dei prodotti ne conteneva troppo. E se guardiamo specificamente le puree di frutta e verdura, il 98% (sì, avete letto bene, quasi tutte!) meriterebbe un bollino rosso sull’etichetta per l’eccesso di zuccheri. Immaginatevi la scena: pensate di dare al vostro piccolo una sana purea di frutta e invece gli state offrendo una piccola bomba zuccherina.
Ma non è finita qui. Un pasto salato su quattro era carente di proteine, e sempre uno su quattro, considerando tutti i prodotti, era carente di energia. In pratica, alcuni di questi alimenti sono risultati un po’ “annacquati”, non abbastanza nutrienti per le esigenze dei più piccoli. Per fortuna, solo una piccola percentuale superava i limiti di sodio (7%) e di grassi (2%), ma il quadro generale non è certo rassicurante.
Il Marketing: Un Velo di Maya sulla Salute?
Se la composizione nutrizionale lascia a desiderare, le pratiche promozionali sono ancora peggio. Preparatevi: nessun prodotto, e dico NESSUNO, rispettava pienamente le raccomandazioni dell’OMS sulla promozione. Questo è un punto cruciale, perché le etichette e le pubblicità hanno un potere enorme sulle nostre scelte.
Cosa significa in pratica?
- Età Sbagliata: Molti prodotti erano etichettati come adatti a bambini sotto i 6 mesi, contraddicendo le raccomandazioni dell’OMS sull’allattamento al seno esclusivo fino a quell’età. I cereali secchi, per esempio, spesso indicavano un’età di inizio dai 4-5 mesi.
- Puree per “Grandi”: Le puree, secondo l’OMS, non dovrebbero essere consigliate oltre i 12 mesi. Invece, il 100% delle puree analizzate falliva questo criterio.
- Pouch Ingannevoli: Avete presente quelle comode confezioni con il beccuccio? Ben il 95% di quelle analizzate non riportava l’avvertenza di non far succhiare direttamente il bambino dalla confezione.
- Istruzioni Carenti: Più della metà dei prodotti che richiedevano una preparazione (come i cereali in polvere) non forniva istruzioni adeguate, o suggeriva di aggiungere liquidi che potevano contenere zuccheri o sodio.
- Nomi Fuorvianti: Un prodotto su cinque aveva un nome che poteva trarre in inganno, magari enfatizzando un ingrediente “sano” che poi non era il principale.
- Claim a Go-Go: E qui casca l’asino. Il 98% dei prodotti sfoggiava claim nutrizionali o sulla salute (“senza zuccheri aggiunti”, “ricco di vitamine”, ecc.). Questi claim creano un “effetto alone”, facendoci percepire i prodotti come più sani di quanto non siano in realtà. Pensate che molti prodotti etichettati come “senza zuccheri aggiunti” contenevano comunque zuccheri liberi sotto forma di purea o polvere di frutta.
- Ingredienti Nascosti: Circa il 37% dei prodotti non dichiarava chiaramente la percentuale degli ingredienti principali, inclusa l’acqua aggiunta.
- Allattamento al Seno? Dimenticato!: Nessun prodotto includeva la dichiarazione, richiesta dall’OMS, sull’importanza dell’allattamento al seno esclusivo fino ai 6 mesi e continuato fino ai 2 anni.

Perché Tutto Questo è un Problema Serio?
Ve lo chiederete: “Ma perché tutta questa pignoleria?”. Beh, perché l’esposizione precoce a cibi molto dolci o ultra-processati può plasmare le preferenze di gusto dei bambini per tutta la vita. Un bimbo abituato a sapori intensamente dolci potrebbe rifiutare cibi meno zuccherati e più sani, e da grande essere più incline a consumare alimenti ultra-processati, con tutti i rischi che ne conseguono: sovrappeso, obesità, carie dentali e malattie croniche in età adulta.
Lo studio spagnolo non è un caso isolato. Valutazioni simili in altri paesi hanno mostrato risultati variabili, ma la tendenza a un eccesso di zuccheri e a un marketing aggressivo sembra essere una costante. In Spagna, storicamente, c’è stata una preferenza per cibi per l’infanzia dal sapore dolce, e le aziende sembrano aver cavalcato quest’onda. Il problema è che la legislazione attuale, sia a livello europeo che del Codex Alimentarius, è un po’ datata e non regola in modo stringente gli zuccheri aggiunti né ne richiede la chiara dichiarazione in etichetta. Questo lascia campo libero a prodotti che, di fatto, abituano i nostri figli a un’alimentazione poco equilibrata.
Un’altra preoccupazione emersa è la bassa densità energetica di molti prodotti, soprattutto cereali, latticini, puree di frutta e pasti. Questo significa che sono “acquosi” e forniscono meno nutrienti di quanto dovrebbero, soprattutto se introdotti prima dei 6 mesi, quando potrebbero sostituire il latte materno o formulato, che è invece ricco.
Cosa Possiamo Fare Noi Genitori e Cosa Dovrebbero Fare le Istituzioni?
Davanti a questo scenario, cosa possiamo fare? Innanzitutto, come consumatori, possiamo diventare più consapevoli. Leggere attentamente le etichette, non farsi abbagliare dai claim salutistici e, quando possibile, preferire cibi freschi e preparati in casa. Certo, la vita moderna è frenetica, e i prodotti pronti sono una comodità, ma è bene sceglierli con occhio critico.
A livello istituzionale, lo studio sottolinea l’urgenza di un’azione regolatoria. Servono norme più stringenti, sia a livello europeo che nazionale, per migliorare la composizione nutrizionale di questi alimenti e per garantire che il marketing sia trasparente e non ingannevole. Le politiche di riformulazione dei prodotti dovrebbero essere obbligatorie, non volontarie, per allineare davvero gli alimenti per l’infanzia alle priorità di salute pubblica.
Sarebbero utili anche campagne di educazione per genitori e caregiver, per aiutarli a navigare nel mare magnum dell’offerta commerciale e a fare scelte informate. L’introduzione di etichette frontali chiare, come quelle che indicano “alto contenuto di zuccheri” o “alto contenuto di sale”, potrebbe essere un valido aiuto.
Insomma, la situazione degli alimenti per l’infanzia sul mercato spagnolo, come evidenziato da questo studio, solleva parecchie bandierine rosse. È un campanello d’allarme che ci ricorda quanto sia fondamentale vigilare sulla qualità di ciò che offriamo ai nostri bambini nei loro primissimi anni di vita. La loro salute futura dipende anche da queste scelte.
Fonte: Springer
