Fotografia realistica in stile reportage di un team di soccorso tedesco (medici e paramedici) che applica un algoritmo di triage su un paziente simulato durante un'esercitazione notturna di maxi-emergenza. Teleobiettivo zoom 100-400mm, fast shutter speed per catturare l'azione, illuminazione drammatica dalle luci di emergenza, focus nitido sui volti concentrati e sulle schede di triage.

Algoritmi di Triage in Germania: Li Conosciamo, Ma Li Sappiamo Usare?

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa di fondamentale, qualcosa che può fare la differenza tra la vita e la morte in situazioni critiche: gli algoritmi di triage, o meglio, di “pre-triage”, usati nelle maxi-emergenze. Immaginatevi la scena: un incidente grave, tante persone coinvolte… il caos. Come decidiamo chi aiutare per primo? Ecco, qui entrano in gioco questi strumenti. Recentemente mi sono imbattuto in uno studio tedesco molto interessante (titolo originale: “Bekanntheitsgrad und Verbreitung von notfallmedizinischen Vorsichtungsalgorithmen in Deutschland”) che ha cercato di capire quanto questi sistemi siano conosciuti e diffusi in Germania. E i risultati, lasciatemelo dire, fanno riflettere.

Capire il Contesto: Cos’è il “Vorsichtung”?

Prima di tuffarci nei dati, chiariamo un attimo i termini. I tedeschi parlano di “Vorsichtung” (pre-selezione o pre-triage) e “Sichtung” (triage vero e proprio). La Vorsichtung è quella valutazione iniziale, super rapida, fatta spesso da personale non medico (ma anche medico) direttamente sul campo in caso di incidente con molti feriti (quello che tecnicamente chiamano Massenanfall von Verletzten, MANV). L’obiettivo? Capire al volo chi ha bisogno di cure immediate. È un primo filtro, fondamentale per non perdere tempo prezioso. Il triage vero e proprio (“Sichtung”) è invece la valutazione medica più approfondita per stabilire le priorità di trattamento e trasporto. Nel contesto internazionale, spesso si usa solo “triage” per entrambi, ma la distinzione tedesca aiuta a capire il focus dello studio su quella primissima, cruciale valutazione.

Lo Studio Tedesco: Una Fotografia della Realtà

Tra maggio e settembre 2023, i ricercatori hanno lanciato un sondaggio online coinvolgendo quasi mille professionisti dell’emergenza tedeschi: paramedici (i più numerosi, quasi il 45%), medici specializzati in medicina d’urgenza (quasi il 20%), e altro personale del soccorso e della protezione civile. Insomma, gente che lavora sul campo.

Cosa è emerso? Beh, una notizia apparentemente buona: il 71,2% dei partecipanti conosceva l’algoritmo di pre-triage utilizzato nella propria area di competenza. Non male, vero? Se pensiamo che studi simili in altri paesi (come l’Arabia Saudita o la Norvegia) hanno mostrato livelli di conoscenza decisamente più bassi, i tedeschi sembrano essere abbastanza sul pezzo.

Il Rovescio della Medaglia: Formazione e Pratica

Ma, come spesso accade, c’è un “ma”. Sapere che esiste uno strumento è una cosa, saperlo usare efficacemente sotto pressione è tutta un’altra storia. E qui i dati iniziano a scricchiolare un po’:

  • Solo il 41,1% aveva ricevuto una formazione specifica sull’uso di questi algoritmi negli ultimi 12 mesi.
  • Ben il 44,0% ha dichiarato di non averli mai usati in un intervento reale o di averli usati solo una volta.

Questo è un punto cruciale. Gli algoritmi di pre-triage sono pensati per situazioni rare ma ad altissimo impatto. Se non ci si esercita regolarmente, se non si fanno simulazioni, il rischio è che al momento del bisogno, quell’algoritmo rimanga un pezzo di carta o un ricordo sbiadito nella mente. La conoscenza teorica non basta, serve la pratica, serve quella che gli americani chiamano “muscle memory”.

Fotografia realistica di personale paramedico tedesco durante un'esercitazione di triage in uno scenario simulato di incidente di massa. Macro lens, 85mm, alta definizione, illuminazione controllata per evidenziare le schede di triage colorate e l'attrezzatura medica sparsa a terra.

Un Mosaico di Algoritmi: La Germania a Macchia di Leopardo

Un altro aspetto emerso con forza è la straordinaria eterogeneità. Non esiste un unico algoritmo standardizzato a livello nazionale in Germania. Certo, c’è il PRIOR, sviluppato dall’Ufficio Federale per la Protezione Civile e l’Assistenza ai Disastri (BBK), ma non è universalmente adottato. Lo studio ha rivelato che, a seconda della regione (o addirittura del distretto!), si usano sistemi diversi:

  • mSTaRT (Modified Simple Triage and Rapid Treatment), inclusa la sua variante bavarese “Modell Bayern”, sembra essere il più conosciuto.
  • STaRT (quello originale).
  • ASAV (Amberg-Schwandorf-Konzept).
  • tacSTART (per contesti tattici).
  • PRIOR (conosciuto solo da circa un terzo dei partecipanti senza formazione tattica specifica).
  • E poi una miriade di altri sistemi menzionati nelle risposte libere: TST (Ten Second Triage), GRIS (Gießen Rapid Identification Score), EMTS, PRAVO, “Find the red”, persino protocolli specifici come quello dei vigili del fuoco di Berlino!

Questa frammentazione è un problema. Immaginate squadre di soccorso provenienti da distretti vicini che si trovano a collaborare su un grande incidente e usano linguaggi di triage diversi… non è esattamente il massimo dell’efficienza, no? Lo studio mostra graficamente (nella Figura 6 dell’articolo originale) questa distribuzione a macchia di leopardo, dove solo la Baviera, con il suo “Modell Bayern” imposto a livello regionale, sembra avere una maggiore uniformità.

La Voce dal Campo: Cosa Chiedono i Soccorritori?

Lo studio ha dato spazio anche a commenti liberi, e qui il messaggio dei professionisti è arrivato forte e chiaro. I temi dominanti?

  1. Il desiderio, quasi un appello, di avere un algoritmo di pre-triage unico e standardizzato a livello nazionale (o almeno regionale, ma omogeneo).
  2. La richiesta pressante di più formazione, più esercitazioni, più simulazioni.

Molti hanno sottolineato le difficoltà pratiche derivanti dall’avere sistemi diversi in aree confinanti. La standardizzazione, dicono, faciliterebbe la collaborazione, migliorerebbe l’efficacia e sarebbe in linea con le raccomandazioni internazionali. Non si può dar loro torto: in emergenza, la chiarezza e l’uniformità delle procedure sono essenziali.

Immagine fotorealistica che mostra una mappa stilizzata della Germania con diverse icone colorate che rappresentano vari algoritmi di triage sparsi in modo non uniforme. Accanto, un gruppo eterogeneo di soccorritori (paramedici, medici) in una sala di formazione, alcuni attenti, altri perplessi. Obiettivo grandangolare, 24mm, profondità di campo per includere sia la mappa che le persone, luce da finestra laterale.

Cosa Possiamo Imparare? Prospettive Future

Anche se lo studio presenta alcune limitazioni (come il campionamento non casuale, che potrebbe aver attratto persone già interessate all’argomento), i risultati sono troppo importanti per essere ignorati. Quasi un terzo dei partecipanti non sapeva indicare con certezza quale algoritmo fosse in uso nella propria area principale di lavoro! Questo, considerando che probabilmente si tratta di personale più motivato della media, è un campanello d’allarme.

Lo studio suggerisce alcune strade da percorrere:

  • Sviluppare e implementare un algoritmo VSA unico a livello federale, basato su evidenze scientifiche ma flessibile alle necessità locali.
  • Creare programmi di formazione standardizzati con esercitazioni regolari per tutti gli operatori.
  • Utilizzare strumenti digitali (app, checklist) per supportare l’applicazione sul campo.
  • Valutare periodicamente le competenze tramite test e certificazioni.

In Conclusione: Sapere Non Basta

Tirando le somme, la situazione tedesca degli algoritmi di pre-triage è un quadro complesso. C’è una consapevolezza di base relativamente buona degli strumenti locali, ma il sistema è frammentato, la formazione è discontinua e l’esperienza pratica spesso manca. La vera sfida, come sottolineato dai professionisti stessi, è passare dalla semplice conoscenza teorica all’applicazione pratica sicura ed efficace, possibilmente attraverso un sistema standardizzato e un addestramento costante. Perché nelle maxi-emergenze, ogni secondo conta e la confusione è un nemico che non possiamo permetterci.

Fonte: Springer

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