Fotografia di un campo di riso intensamente coltivato in Senegal al tramonto, con file ordinate di piante verdi e canali di irrigazione visibili. Obiettivo grandangolare 18mm, lunga esposizione per acqua liscia nei canali, colori caldi del tramonto.

Agricoltura Contrattuale in Senegal: La Chiave Segreta per Far Spiccare il Volo alla Produzione di Riso?

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa che mi sta molto a cuore e che, secondo me, potrebbe davvero fare la differenza in molte parti del mondo: come possiamo produrre più cibo, meglio, e in modo più intelligente? In particolare, vi porto con me in Senegal, a scoprire come un sistema chiamato agricoltura contrattuale stia dando una scossa alla produzione di riso. Pronti a seguirmi in questo viaggio?

La Sfida: Più Bocche da Sfamare, Meno Risorse?

Partiamo da un dato che fa riflettere: oltre 2 miliardi di persone nel mondo non hanno abbastanza cibo e 700 milioni vivono in povertà estrema. Molti di loro sono piccoli agricoltori, specialmente nell’Africa subsahariana (SSA). Per cambiare questa situazione e raggiungere obiettivi ambiziosi come “Fame Zero” e “Nessuna Povertà”, dobbiamo trasformare l’agricoltura, rendendola più produttiva.

Tradizionalmente, per produrre di più, si è sempre pensato di espandere le terre coltivate. Ma oggi questa strada è sempre meno percorribile. La popolazione cresce, le città si allargano mangiandosi terreni agricoli, e convertire foreste o praterie ha costi ambientali altissimi (pensate alla perdita di biodiversità!). In più, sempre più persone lasciano le campagne per lavorare altrove, riducendo la manodopera agricola. Eppure, proprio l’agricoltura deve sfamare sempre più gente!

Qui entra in gioco l’intensificazione agricola. Che significa? Semplice: produrre di più sulla stessa superficie di terra, o addirittura su meno. Come? Usando tecniche e input moderni:

  • Sementi migliorate: più resistenti e produttive.
  • Fertilizzanti: per dare alle piante i nutrienti giusti.
  • Meccanizzazione: trattori e altre macchine per lavorare meglio e più in fretta.
  • Irrigazione: per non dipendere solo dalla pioggia.

L’Africa subsahariana avrebbe un bisogno enorme di questa intensificazione, ma purtroppo è ancora molto indietro. Si usa poco fertilizzante, poca meccanizzazione, poca irrigazione. Perché? Mancano i soldi, i mercati per comprare input e vendere prodotti sono inefficienti o inesistenti, e le istituzioni pubbliche spesso non riescono a dare il supporto necessario.

Una Possibile Soluzione: L’Agricoltura Contrattuale

Ed ecco che spunta un’idea interessante: l’agricoltura contrattuale (AC). Di cosa si tratta? È un accordo, fatto prima della semina, tra un acquirente (spesso un’industria alimentare o un supermercato) e un agricoltore. L’acquirente si impegna a comprare il raccolto a certe condizioni e, in cambio, spesso fornisce supporto all’agricoltore.

Questo supporto può essere di vario tipo:

  • Finanziario: prestiti o anticipi per comprare ciò che serve.
  • Produttivo: fornitura diretta di semi, fertilizzanti, accesso a macchinari (come i trattori!), assistenza tecnica.
  • Di mercato: la garanzia di avere un compratore per il proprio prodotto, riducendo i rischi.

Insomma, l’AC sembra fatta apposta per superare molti degli ostacoli che frenano l’intensificazione! Potrebbe dare ai piccoli agricoltori i mezzi e la sicurezza per investire in tecnologie moderne. Già molti studi hanno dimostrato che l’AC migliora il reddito e la sicurezza alimentare degli agricoltori. Ma la domanda che mi sono posto è: questi benefici derivano davvero da una maggiore produttività dovuta all’intensificazione, o magari solo da prezzi migliori garantiti dal contratto? Capirlo è fondamentale, perché l’intensificazione ha un impatto più profondo e duraturo sulla trasformazione agricola.

Un campo di riso in Senegal durante la stagione secca, con un agricoltore che guarda preoccupato il terreno arido. Obiettivo grandangolare 24mm, luce naturale dura del mezzogiorno, messa a fuoco nitida sul terreno e sull'agricoltore.

Il Caso del Riso in Senegal: Un Banco di Prova Ideale

Per cercare una risposta, ci siamo concentrati sul riso in Senegal. Perché proprio lì? Il Senegal è un paese dove il riso è fondamentale nella dieta, ma la produzione locale non basta. Importano tantissimo riso, spendendo cifre enormi! Il governo ha lanciato varie iniziative per aumentare la produzione interna, puntando molto sull’intensificazione, specialmente nella Valle del Fiume Senegal (SRVA), che produce l’80% del riso nazionale.

La SRVA ha un potenziale enorme: acqua per l’irrigazione (si può coltivare più volte l’anno!), varietà di riso ad alta resa e resistenti come la Sahel 108. Eppure, anche lì, l’intensificazione stenta a decollare per i soliti motivi: pochi soldi, macchinari scarsi, supporto limitato. È qui che sono entrati in gioco gli schemi di agricoltura contrattuale.

Nella zona esistono principalmente due tipi di contratti:

  1. Contratti di produzione: Un’azienda privata (spesso un mulino per il riso) fornisce non solo denaro, ma anche supporto concreto come servizi di trattore per la preparazione del terreno o macchine per la trebbiatura. L’agricoltore ripaga con parte del raccolto.
  2. Contratti di commercializzazione: Qui il supporto è principalmente finanziario. Una banca agricola presta soldi alle organizzazioni di agricoltori, che li distribuiscono ai singoli membri. Questi poi vendono il riso ai mulini convenzionati, che pagano tramite la banca, permettendo così il recupero diretto del prestito.

Entrambi i tipi, sulla carta, dovrebbero spingere l’intensificazione. Ma lo fanno davvero? Finora, gli studi si erano concentrati più sul benessere generale degli agricoltori che sull’uso effettivo di input moderni. Ed è qui che entra in gioco la nostra ricerca.

Cosa Abbiamo Scoperto: I Numeri Parlano Chiaro

Abbiamo raccolto dati da centinaia di agricoltori nella SRVA, seguendoli per diverse stagioni di coltivazione tra il 2019 e il 2021. Questo ci ha permesso di creare un “film” della loro attività nel tempo (quello che tecnicamente chiamiamo dati panel), invece di una singola fotografia. Abbiamo misurato specificamente l’intensificazione guardando a:

  • Quantità di fertilizzante chimico usato (in kg).
  • Spesa per i fertilizzanti.
  • Uso di varietà di riso migliorate (la famosa Sahel 108).
  • Uso del trattore per almeno un’attività agricola.

Per analizzare i dati, abbiamo usato un metodo statistico (il modello a effetti casuali correlati, o CRE) che ci aiuta a isolare l’effetto dell’agricoltura contrattuale tenendo conto di caratteristiche fisse degli agricoltori che potrebbero influenzare sia la scelta di fare un contratto sia l’intensificazione (ad esempio, un agricoltore particolarmente bravo e motivato).

E i risultati? Beh, sono stati davvero incoraggianti! Abbiamo trovato che partecipare a un programma di agricoltura contrattuale è positivamente correlato con:

  • L’uso di fertilizzanti chimici: Chi ha un contratto ne usa di più.
  • La spesa per i fertilizzanti: Chi ha un contratto investe più soldi in fertilizzanti. Sembra quindi che i prestiti vengano effettivamente usati per questo scopo, e non “dirottati” altrove (una preoccupazione comune con questi schemi).
  • L’uso del trattore: Chi ha un contratto ha maggiori probabilità di usare un trattore. Questo è importantissimo, perché la meccanizzazione riduce la fatica, fa risparmiare tempo prezioso e permette di svolgere le operazioni agricole al momento giusto, cosa cruciale per il riso.

Per quanto riguarda le sementi migliorate (Sahel 108), la correlazione è positiva ma non statisticamente forte. Una possibile spiegazione è che già molti agricoltori nella zona usano queste varietà, quindi la differenza tra chi ha un contratto e chi no è meno marcata.

Primo piano di sacchi di fertilizzante e semi di riso migliorati accanto a un piccolo trattore agricolo in un contesto rurale senegalese. Obiettivo macro 90mm, alta definizione, illuminazione controllata per evidenziare le texture.

Nel complesso, però, il messaggio è chiaro: l’agricoltura contrattuale sembra davvero spingere gli agricoltori senegalesi a usare più fertilizzanti e più trattori, elementi chiave dell’intensificazione.

Cosa Significa Tutto Questo? Opportunità e Cautele

Questi risultati, secondo me, sono una notizia fantastica! Suggeriscono che l’AC non è solo un modo per migliorare il reddito degli agricoltori nel breve termine, ma può essere uno strumento potente per innescare una vera trasformazione agricola basata sull’intensificazione. Questo è cruciale per aumentare la produzione di cibo (specialmente di un alimento base come il riso), migliorare la sicurezza alimentare e, in generale, promuovere lo sviluppo in paesi come il Senegal.

Immaginate le implicazioni per le politiche agricole: i governi potrebbero promuovere e facilitare questi accordi contrattuali, magari estendendoli ad altre colture importanti. Potrebbero concentrarsi su schemi che garantiscano l’accesso a servizi fondamentali come la meccanizzazione, che spesso è il vero collo di bottiglia per i piccoli agricoltori.

Una rigogliosa risaia verde in Senegal, irrigata, con un agricoltore che sorride mentre controlla le piante. Obiettivo prime 35mm, profondità di campo che sfoca leggermente lo sfondo, luce calda del tardo pomeriggio.

Ma attenzione, non è tutto oro quello che luccica. Dobbiamo essere consapevoli anche dei potenziali lati negativi.
Prima di tutto, l’intensificazione “spinta” può avere impatti ambientali: l’uso eccessivo di fertilizzanti chimici può inquinare suolo e acqua, la preferenza per poche varietà super-produttive riduce la biodiversità, e i trattori emettono gas serra. La vera sfida è promuovere un’intensificazione sostenibile, che aumenti la produttività proteggendo l’ambiente. E qui, paradossalmente, l’AC potrebbe ancora giocare un ruolo: i contratti potrebbero includere clausole che incentivano pratiche più ecologiche (es. combinare fertilizzanti organici e chimici, usare tecniche a basso impatto).

Dettaglio macro di gocce d'acqua su una foglia di riso verde brillante, con terreno sano e scuro sullo sfondo. Obiettivo macro 100mm, messa a fuoco precisa sulla goccia, illuminazione laterale morbida.

Poi ci sono le questioni sociali. L’AC a volte viene criticata perché può aumentare le disuguaglianze (se solo gli agricoltori già più “ricchi” o con più terra riescono ad accedere ai contratti), creare dipendenza dalle aziende acquirenti, o persino peggiorare la posizione delle donne all’interno delle famiglie agricole se i contratti sono stipulati principalmente dagli uomini. Anche qui, la chiave sta nel disegnare contratti equi, trasparenti e inclusivi.

In Conclusione: Un Percorso Promettente da Esplorare

Tirando le somme, il nostro studio sul riso in Senegal ci dice che l’agricoltura contrattuale ha le carte in regola per essere un motore importante dell’intensificazione agricola nei paesi in via di sviluppo. Certo, non è una bacchetta magica e bisogna usarla con intelligenza, tenendo d’occhio l’ambiente e l’equità sociale.

Ci sono ancora tante domande aperte: questi risultati valgono anche per altre colture e in altri paesi? Quali tipi specifici di contratto funzionano meglio? Come possiamo misurare l’impatto nel lungo periodo? Serviranno altre ricerche per rispondere.

Ma una cosa mi sembra chiara: di fronte alla sfida enorme di nutrire un mondo in crescita con risorse limitate, esplorare e affinare strumenti come l’agricoltura contrattuale non è solo utile, è necessario. Potrebbe essere davvero una delle chiavi per sbloccare il potenziale agricolo di tante regioni e migliorare la vita di milioni di persone.

Fonte: Springer

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