Acqua per Tutti in Nigeria: Cosa Spinge Davvero i Filantropi a Donare?
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa che mi sta davvero a cuore e che tocca le vite di milioni di persone: l’accesso all’acqua potabile. Sembra scontato, vero? Apri il rubinetto e l’acqua c’è. Ma purtroppo, in tante parti del mondo, non è così semplice. L’acqua pulita è un lusso, una sfida quotidiana, e garantirla a tutti è uno degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG 6) che il mondo si è prefissato di raggiungere entro il 2030.
Mi sono imbattuto in uno studio affascinante che ha cercato di capire cosa spinge la generosità, la filantropia, a intervenire proprio su questo fronte, in particolare nel sud-ovest della Nigeria, nelle regioni di Oyo e Osun. Perché, vedete, quando le infrastrutture pubbliche faticano a tenere il passo, spesso sono i donatori privati – individui, gruppi religiosi, politici, aziende – a fare la differenza, costruendo pozzi, installando tubature, fornendo cisterne. Ma cosa li muove davvero? È pura bontà d’animo? C’è dell’altro?
Il Contesto: Dove la Sete Incontra la Generosità
Lo studio si è concentrato su sei città importanti: Ibadan, Ogbomoso e Oyo nello stato di Oyo; Osogbo, Iwo e Ile-Ife nello stato di Osun. Sono aree dove, nonostante la presenza di risorse idriche naturali (siamo in una zona tropicale con una lunga stagione delle piogge), l’accesso all’acqua potabile è un problema serio, specialmente durante la stagione secca. File lunghe ai punti di distribuzione, viaggi estenuanti per raccogliere acqua, falde acquifere che si abbassano… insomma, un quadro complesso.
I ricercatori hanno distribuito quasi 500 questionari a sette categorie di “donatori d’acqua”:
- Gruppi religiosi (Chiese, Moschee)
- Politici
- Donatori individuali (i più numerosi, quasi il 50%!)
- Gruppi socio-culturali
- Aziende e organismi societari
- Comunità locali (che si auto-organizzano)
- Gruppi di attivisti (i meno rappresentati, meno dell’1%)
L’obiettivo era chiaro: scavare a fondo nelle loro motivazioni. Cosa li spinge a investire tempo e denaro per portare l’acqua dove manca?
La Sorpresa (ma non troppo): Il Fattore Decisivo
E qui arriva il bello. Analizzando i dati (con strumenti statistici come l’Analisi Fattoriale, per i più tecnici), è emerso un quadro chiarissimo. Sapete qual è stata la motivazione principale, quella che da sola spiega quasi l’84% delle ragioni dietro queste donazioni? La capacità finanziaria. Sì, avete capito bene. In parole povere, si dona se si può. Sembra quasi banale, ma è un dato potentissimo. La forza economica dei donatori è il motore principale che li spinge ad agire. Più risorse hai, più è probabile che tu contribuisca a progetti idrici. Questo vale sia per i singoli individui che per le organizzazioni. È un fattore che mette in ombra tutti gli altri, confermando che, per realizzare progetti infrastrutturali come questi, avere i fondi è semplicemente cruciale.

Non Solo Soldi: Cuore e Comunità Contano
Ma attenzione, non è *solo* una questione di portafoglio! Lo studio ha identificato altri due fattori significativi, anche se con un peso minore:
1. Considerazioni Umanitarie (circa 4.7%): Qui entra in gioco il cuore. La preoccupazione per il benessere degli altri, il senso di responsabilità sociale, le convinzioni religiose che spingono alla carità, l’empatia verso chi soffre la sete. Molti donatori, specialmente gruppi religiosi e individui, sono mossi da un genuino desiderio di aiutare, di migliorare le condizioni di vita delle comunità, vedendo l’accesso all’acqua come un diritto umano fondamentale.
2. Accettabilità del Progetto (circa 4.2%): Questo è interessante. I donatori vogliono essere sicuri che il loro contributo sia ben accolto e utile. Se la comunità locale supporta attivamente il progetto, se c’è un “buy-in” generale, è più probabile che il filantropo investa. Questo perché l’accettazione locale è vista come una garanzia di sostenibilità nel tempo. Nessuno vuole finanziare un pozzo che poi verrà abbandonato o mal gestito. Anche l’approvazione da parte delle autorità locali può aumentare l’attrattiva di un progetto.
Quindi, ricapitolando: la disponibilità economica apre le porte, ma il desiderio di fare del bene e la certezza che l’intervento sia apprezzato e sostenibile sono le altre leve importanti.
Piccole Differenze, Stessa Musica
Analizzando i dati separatamente per i due stati, sono emerse piccole sfumature. Nello stato di Oyo, oltre ai tre fattori principali, sono risultati rilevanti anche la percezione di un’inadeguata fornitura idrica da parte del governo (che spinge altri ad agire) e il supporto governativo stesso (anche se con un impatto minore). Nello stato di Osun, invece, i tre fattori principali (capacità finanziaria, sentimento umanitario, accettabilità del progetto) sono rimasti gli unici significativi. Ma il messaggio di fondo non cambia: la capacità finanziaria domina la scena ovunque.

Luci ed Ombre della Filantropia Idrica
È fantastico che ci siano persone e organizzazioni disposte a intervenire, vero? Queste iniziative migliorano concretamente la vita di molti, riducono il tempo perso per cercare acqua (spesso un compito che ricade su donne e bambini) e possono persino diminuire i conflitti legati alla scarsità di risorse.
Tuttavia, lo studio ci ricorda anche che non è tutto oro quello che luccica. A volte, questi progetti faticano a essere sostenibili nel lungo periodo per mancanza di manutenzione, pianificazione finanziaria adeguata o coinvolgimento reale della comunità nella gestione. Inoltre, quando i politici finanziano progetti idrici, c’è il rischio che lo facciano per ottenere consenso elettorale, magari privilegiando certe aree a scapito di altre più bisognose ma meno “utili” politicamente. Questo può creare dipendenza e disuguaglianze. Anche le donazioni legate a gruppi religiosi o etnici, pur lodevoli, potrebbero involontariamente rafforzare divisioni sociali se non gestite con un’ottica inclusiva.
Cosa Possiamo Imparare per l’Obiettivo Acqua 2030?
Questo studio è prezioso perché ci dice chiaramente dove agire se vogliamo incoraggiare e rendere più efficace la filantropia nel settore idrico, aiutando così a raggiungere l’SDG 6. Se la capacità finanziaria è il fattore chiave, allora bisogna trovare modi per rafforzare economicamente i potenziali donatori. Come? Magari con incentivi fiscali, schemi di sovvenzione, accesso a credito agevolato, o promuovendo partnership pubblico-privato (PPP) che uniscano le forze.
Allo stesso tempo, dobbiamo continuare a promuovere il lato umanitario, sensibilizzando sull’impatto sociale di queste donazioni e coinvolgendo attivamente le istituzioni religiose e culturali, che hanno una forte influenza sulla generosità.
Infine, è fondamentale lavorare sull’accettabilità dei progetti e sul coinvolgimento comunitario. I donatori devono collaborare con le comunità locali fin dall’inizio, assicurandosi che i progetti rispondano ai bisogni reali e che ci sia un piano per la gestione futura. Il supporto delle autorità locali può dare credibilità e aiutare ad attrarre ulteriori fondi.
Insomma, capire *perché* si dona è il primo passo per far sì che queste donazioni siano non solo generose, ma anche strategiche, eque e sostenibili nel tempo. Solo così la filantropia potrà dare il suo massimo contributo per dissetare il mondo, una goccia alla volta.

Fonte: Springer
